Come e perché il lettore passivo uccide il blogger

Come e perché il lettore passivo uccide il blogger

Il vero potere dell’utente

Quello del blogger non è uno di quegli sporchi lavori che qualcuno deve pur fare.

Vi risulta, infatti, che il mondo abbia bisogno dei blogger per andare avanti? A me no. Casomai sono i blogger ad avere bisogno del mondo, in quanto è ad esso che si rivolgono.

E’ la combinazione tra questa disparità e il fatto che la maggioranza dei blogger non ricavi un soldo dalla sua attività di scrittua a far nascere in molti non-blogger la domanda:

“Ma chi te lo fa fare di romperti il culo in questo modo?”

Ebbene, fornire una risposta valida per tutti non è possibile, ma una cosa è comunque certa:

quando non scrivi per soldi, sono i lettori a rappresentare la tua principale (se non addirittura sola ed unica) fonte di appagamento.

Un appagamento che assume dunque un ruolo centrale all’interno dell’attività di blogging e che, se mancante, potrebbe far precipitare il blogger in quella che è una vera e propria crisi.

E’ a causa del mancato appagamento, infatti, che molti blog finiscono col chiudere i battenti.

Ma non è di clamorose chiusure che voglio parlare in questo post, bensì di quanto sia importate per un blogger, nonché per un produttore di contenuti in genere (copywriter, illustratore, etc.), il riscontro da parte del pubblico. Riscontro che, nell’ambito delle piattaforme social, prende corpo nel momento in cui l’utente utilizza i comuni strumenti di interazione (like, commento, condivisione, etc.) al fine di promuovere, premiare o anche solo manifestare il proprio sentimento (fosse anche negativo) nei confronti di un contenuto e di chi l’ha ideato e realizzato.

Il mio scopo, dunque, è quello di rendervi consapevoli di quale sia il vostro reale potere nel momento in cui fruite di un post, di un video o di un qualsiasi altro contenuto online.

Al fine di raggiungere questo obiettivo, ho pensato di raccontarvi una storia. Una storia che vede come protagonista un’idea che ebbi qualche tempo fa, alla quale, purtroppo, non sono riuscito a dare un lieto fine. Il suo nome era la “Parola del Giorno”.

La “Parola del Giorno”: ascesa e caduta di un’idea

Nel giugno del 2014, spinto dalla mia passione per la lingua italiana e dalla voglia di condividerla con gli altri, decisi di dare vita ad una piccola rubrica giornaliera all’interno dei miei profili Facebook e Twitter. Ciò che feci, in buona sostanza, fu ripromettermi che avrei condiviso ogni giorno la definizione di un termine scelto tra quelli presenti nel Vocabolario Treccani.

Nacque così “La parola del giorno”, alla quale associai anche l’hashtag #ParolaDelGiorno.

La prima condivisione vide la luce il 18 giugno 2014 e la parola che scelsi fu:

La “Parola del Giorno” ebbe un discreto successo, grazie anche al fatto che mi premurai di scegliere sempre termini che fossero curiosi, ricercati o quantomeno divertenti.

Mi dedicai con passione alla cosa e fino al 29 marzo 2015 riuscii a tenere fede al mio impegno.

Il 30 marzo 2015 capitò che, a causa di problemi che neanche ricordo, non ebbi modo di pubblicare alcuna definizione. Lo stesso accadde il giorno dopo, quello dopo ancora e così via, fino ad arrivare a coprire un’intera settimana.

Chiusa questa involontaria parentesi di silenzio radio, al momento di riprendere le pubblicazioni mi resi conto di una cosa: nessuno si era accorto che non condividevo più “La parola del giorno”.

Vi lascio immaginare quale fu il mio sgomento nel realizzare che, per circa 1 anno, mi ero impegnato ogni giorno in una attività che solo apparentemente veniva apprezzata dal pubblico, ma che invece, una volta interrotta, non aveva generato alcun vuoto tra coloro che mi seguono.

Prendere coscienza di questa realtà mi convinse a lasciar perdere l’intera faccenda.

La mancanza “a scoppio ritardato”

Durante tutto il mese di aprile non ho più pensato alla “Parola del Giorno”, poi, un paio di settimane fa, durante un aperitivo con un amico, questo mi guarda e mi fa:

“Perché hai smesso di pubblicare la parola del giorno? Io la leggevo sempre.”

La medesima scena si è nuovamente ripetuta l’altra sera, sempre durante un aperitivo, ma con una compagnia diversa: stessa domanda, stesso apprezzamento (“Io la leggevo sempre”).

Alla luce di quanto ho scritto in merito all’importanza del riscontro del pubblico per chi crea contenuti, come pensate io abbia reagito nelle due occasioni?

Ve lo dico io, ho reagito rispondendo:

“Perché le volte in cui ti sei trovato a leggere La parola del Giorno non hai pensato di farmi arrivare il tuo apprezzamento? Bastava un like, un commento (anche negativo), una condivisione. Un segno di vita, insomma.”

Quel che mi sono sentito rispondere è stato semplicemente:

Non c’ho pensato.”

La passività uccide la creatività e la voglia di fare

Siamo arrivati al nocciolo della questione, ovvero a svelare come e perché quello che io definisco “il fruitore passivo”, ovvero colui che fruisce di un contenuto senza lasciare alcun segno del suo passaggio, uccide (metaforicamente parlando, si intende) il blogger, il fotografo, il videomaker e tutti quelli che si impegnano in attività creative per pura passione.

Ciò che dovrebbe far riflette non è tanto il come, ma il perché avviene questo “omicidio creativo”, la cui essenza è racchiusa in quel laconico “Non c’ho pensato.”

Il punto è proprio questo:

non ci rendiamo conto di quanto grande sia il potere di cui disponiamo nel momento in cui ci troviamo faccia a faccia con il frutto del lavoro altrui, neanche quando tale lavoro è dichiaratamente figlio della sola passione e dell’impegno di chi lo porta avanti.

Diversamente da quanto potreste pensare, non vi sto dicendo che “se non retwittate siete stronzi”, ma semplicemente invitando a prendere coscienza di quanto importante sia il vostro ruolo di fruitori, specie per coloro che basano sul riscontro del pubblico la propria attività.

Basta poco, che ce vo’?

Quindi, vi dico, se su Youtube vi imbattete nel video realizzato da un giovane videomaker ed esso vi piace, mettetegli un pollicione all’insù. Non vi costa niente.

Così come non costa niente mettere un “Mi piace” alla foto scattata da un fotografo emergente o al bell’articolo scritto da un blogger in erba. Tutti questi soggetti hanno bisogno di voi.

Avete in mano un potere. Un potere immenso. Usatelo per far arrivare il vostro sincero apprezzamento a chi vi ha divertito, intrattenuto, arricchito e che ha bisogno di sapere che ci siete e che il suo lavoro ha per voi un valore.

Detto questo, che faccio? Riprendo a pubblicare la “Parola del Giorno” oppure ‘sticazzi?

Immagine di copertina tratta da makeuseof.com

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33 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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  • passività del lettore, che ti dice – io leggo sempre quello che scrivi – , ma poi non ti fa trovare ne’ un feedback ne’ un like ne’ un commento, è una cosa frustrante e demotivante per un blogger. in un gruppo di blogger è un problema sofferto ma tutti sanno cosa si prova, è una cosa che devono capire però le persone che sono al di fuori del nostro mondo, che prendono tanto per scontato e, spesso, sottovalutano l’impegno che mettiamo nel portare avanti la nostra attività online, anch’essa purtroppo tanto spesso sottovalutata. ottima spiegazione caro Bennaker, di come un blog può rischiare la pelle a causa della mascherata indifferenza

    • Ciao @FUNemploymentIT:disqus,
      hai ragione quando parli di sfasatura in termini di percezione: l’utente medio non si rende conto di quanto possa fare la differenza un piccolo gesto, come lo è, ad esempio, lasciare il segno del proprio passaggio con un commento, un “Mi piace” o qualsiasi altro strumento di interazione equivalente.

      E attenzione: quando parlo di “segno del proprio passaggio”, non intendo per forza un riscontro positivo verso il contenuto in esame, ma anche una critica, a patto che sia votata al miglioramento di quanto si è visto.

      Ti ringrazio, dunque, per aver commentato e condiviso questo post, principalmente perché mi fa capire che scriverlo non è stata una perdita di tempo 🙂

  • quelladella- Lola

    Riflessione interessante! In parte di do le mie ragioni anche se poi alla fine, personalmente, tendo ad essere molto autocritica: sostanzialmente se qualcuno non è riuscito a trovare un modo o “non ci ha pensato” a farmi un apprezzamento , credo che sia stata “colpa mia” che non ho saputo rendere il mio progetto interattivo. Ci sono volte in cui bloggers e scrittori sembra scrivano soltanto per sé stessi e di conseguenza non nasce nel lettore una voglia di confronto… chissà cosa passa per la testa di chi legge e poi se ne va, non lo sapremo mai per certo;-)

    -Lola

    • Ciao @quelladellalola:disqus,
      concordo perfettamente con te quando dici che, se non troviamo traccia del passaggio altrui, spesso è dovuto al fatto che non abbiamo saputo coinvolgere sufficientemente l’utente. La mia riflessione, però, è rivolta a quella fetta di utenza che, pur rimanendo coinvolta, come nell’esempio dei miei due amici dell’aperitivo in merito alla “Parola del giorno”, comunque non hanno acquisito quell’automatismo tale da far sì che l’apprezzamento venga concretizzato in un gesto, sia esso un “Mi piace”, un commento (anche critico, magari), una condivisione o qualsiasi altra forma.

      L’origine di questa “mancanza”, a parer mio, non è tanto da ricercare nel fatto che non siamo stati coinvolgenti, ma che i media tradizionali (tv, giornali, radio, etc.) per decenni non ci hanno mai permesso di partecipare attivamente alla fruizione di un qualsivoglia contenuto. Se leggi un articolo su un giornale, per quanto possa esserti piaciuto, non puoi mettere “Like”; lo stesso per un programma in TV o uno radiofonico. Quindi quel “Non c’ho pensato” è assolutamente normale 🙂

      Credo che più andremo avanti, più la fruizione di un contenuto e l’atto di segnalare il proprio passaggio si fonderanno in un’unico passaggio. Mi basta vedere, ad esempio, le differenze comportamentali in tal senso tra chi è nato “con i social in mano” e chi invece se li è ritrovati nel mezzo del cammin della propria vita. I cosiddetti nativi digitali, forse anche un po’ per protagonismo, non fanno altro che lasciare il segno del proprio passaggio in ogni cosa che incrociano sul web.

      Credo che questo, specie per chi produce contenuti di valore, quindi in primis coinvolgenti, “aggratise”, non possa che essere un bene 🙂

      Grazie per essere passata di qui ed aver commentato!

      :*

  • Condivido dalla prima all’ultima parola, @Bennaker:disqus, e aggiungo: è vero, è il lettore a segnare il destino editoriale di un blog, professionista e amatoriale. A noi blogger la libertà di scegliere, anche di dire mi prendo una pausa e mi porto in vacanza! Perché ho bisogno di prendermi cura di me. Grazie 🙂

    • @gloriavanni:disqus tutti abbiamo bisogno di una pausa, presto o tardi 🙂

      La mia ultima c’è stata circa un mese fa: una settimana di stop nella quale ho avuto modo di fare chiarezza su tutto quello che riguarda la mia attività su questo blog. Senza di questa, non sarei riuscito ad andare avanti nel modo in cui volevo farlo, quindi ben vengano le pause, se finalizzate ad una maggiore e migliore produttività futura 😉

      Ti abbraccio, grazie ancora! :*

      • Da qualche parte mi hai scritto, @Bennaker:disqus , che sei sorpreso di quanto della mia passione per questo tuo post. Il fatto è che sono reduce da diversi incontri reali dove ricevo complimenti e coccole da persone che mi dicono “ti seguo. ti leggo, bello LessIsSexy!” però, però, però non hanno mai lasciato tracce! Il massimo è stato:”Se non so cosa dire, preferisco non scrivere nulla!”. Grazie, evviva la sincerità, poi sono perplessa e mi chiedo: ci sei o ci fai? Mi faccio una carezza da sola e vado avanti. Per quanto? Non lo so!

        • Ahaha! @gloriavanni:disqus, non sai quanto ti capisco 🙂

          Beh, se la risposta talvolta è stata: “Se non so cosa dire, preferisco non scrivere nulla!”, allora tanto di cappello a chi te l’ha data. Nel senso che, piuttosto che scrivere cavolate, molto meglio rimanere in silenzio. O no?

          Il fatto è che fruizione e interazione ancora non vengono viste dalla maggioranza come un unico atto. Televisione, giornali e radio ci hanno abituato per anni ed anni ad essere passivi ed è dunque comprensibile che in molti non nasca lo spunto di “comunicare” con il contenuto e quindi con chi l’ha realizzato.

          Ci vorrà tempo, dunque, prima che si riesca a fare l’abitudine a questo nuovo tipo di approccio. I cosiddetti “indigeni digitali”, ad esempio, magari anche un po’ per protagonismo, pare non perdano mai occasione per lasciare una traccia del proprio passaggio. Ed il futuro è il loro 🙂

  • Grazia Gironella

    Hurrà! Questo è uno degli articoli che più ho apprezzato negli ultimi anni. Hai descritto benissimo la situazione del blogger e il senso di inutilità che lo prende quando si rende conto di parlare da solo, o quasi. Perché hai ragione, quello del blogger non è uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare; anzi, è un’attività perfettamente superflua, a guardarci bene. Per questo credo che, oltre a spiegarsi con i lettori, come hai fatto tu, sia bene anche spiegarsi con se stessi e mantenere un sano senso delle proporzioni. Non dico che sia facile, ma è la strada che sto battendo io, con risultati alterni. 🙂

  • Simona

    ” Avete in mano un potere. Un potere immenso. Usatelo per far
    arrivare il vostro sincero apprezzamento a chi vi ha divertito,
    intrattenuto, arricchito e che ha bisogno di sapere che ci siete e che
    il suo lavoro ha per voi un valore.”
    …hai ragione.

    • Come gli sciocchi 😉

      • Simona

        Gli sciocchi come noi sono i migliori 😉