Condividi su diversi social network? Sei un Social Supereroe!

Condividi su diversi social network? Sei un Supereroe Social!

I contenuti di valore meritano visibilità

Quelli che di voi mi seguono attraverso i social network si saranno resi conto che ogni giorno, oltre ai miei post, condivido anche un sacco di roba presa da altri blog.

Quello di condividere, infatti, è un gesto che trovo doveroso quando mi imbatto in contenuti che secondo me hanno un valore. E con valore intendo dire la capacità di offrire un servizio al lettore: informandolo, istruendolo, consigliandolo o anche solo divertendolo.

Contenuti utili e ben confezionati dai quali io per primo rimango colpito e che proprio per questo meritano tutta la visibilità che sono in grado di offrire.

Non godo di un largo seguito, ma se questo mio piccolo impegno quotidiano può portare un minimo beneficio agli autori che apprezzo, sono ben contento di fare la mia parte.

Come al solito, quello strano sono io

Ultimamente il numero di blogger che seguo è aumentato e quelli che di loro non mi conoscono ancora sembrano essere piuttosto stupiti da questo mio modo di fare, ovvero dal fatto che io condivida un articolo che trovo interessante su diverse piattaforme social.

Questo generare meraviglia per una cosa così semplice, devo ammetterlo, mi fa sorridere.

Mi fa sorridere perché i blogger in questione si occupano principalmente di social media e quindi conoscono perfettamente il potenziale di una condivisione, così come sanno che il “Condividi” è stato concepito proprio per dare visibilità a qualcosa.

Stabilito questo, sorge in me un dubbio:

Non è che, forse forse, lo stupore generato dal mio comportamento è dovuto al fatto che, di norma, si tende a condividere su molteplici social solo la propria roba e mai quella degli altri?

I torni non contano

Quello che mi rimane difficile capire è perché, tra un contenuto nato dal proprio ingegno, nel quale è naturale riscontrare un valore, e quello realizzato da qualcun altro, debba esistere una cosi netta diversità di trattamento.

Mi basta citare anche un solo motivo per dimostrare la totale mancanza di senso di un comportamento del genere: la diversità del pubblico.

Gli utenti che mi seguono su Facebook, infatti, sono molto diversi da quelli che mi seguono su Twitter; così come quelli che mi seguono su Twitter sono molto diversi da quelli che mi seguono su LinkedIn, Pinterest, Google+, etc. etc.

Quindi, se veramente voglio dare visibilità a qualcosa che apprezzo, come posso pensare di riuscirci limitandomi a condividere su una sola piattaforma?

La verità mi fa male, lo so

La verità è che noi (tutti, non solo i blogger) siamo fondamentalmente pigri, nonché ipocriti.

Quando una cosa è nostra, ci spelliamo le mani per far sì che abbia il massimo risalto; quando invece non è nostra, ci limitiamo a fare il minimo indispensabile, ovvero quel tanto che basta per zittire la coscienza e dare l’impressione di essere attivi all’interno della comunità.

Quello che trovo ancora più assurdo è che c’è un sacco di gente che consuma litri di inchiostro digitale per scrivere di cose come:

  • L’importanza e la bellezza del sentirsi elementi attivi all’interno di un sistema;
  • Quanto sia importante lavorare affinché la crescita sia collettiva;
  • Il karma e il fatto che ciò che dai ti verrà restituito indietro;
  • Menate varie ed eventuali.

La verità (la seconda di questo post) è che c’è un sacco di gente che passa ore a filosofeggiare, ovvero scrivere una quantità invereconda di fregnacce. Ore che potrebbe utilizzare per mettere in pratica i pochi e buoni principi sui quali si basa l’idea di un web veramente partecipativo.

Peccato solo che per farlo è necessario distogliere l’attenzione da sé stessi e questo piccolo effetto collaterale non è che ci piaccia poi così tanto, vero?

Alla prossima!


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34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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