Se l’obiettivo è il “Like”, allora il cliente è l’Ego

Se l'obiettivo è il Like, allora il cliente è l'Ego

Hai fatto il botto su Facebook. Bravo. E mo’?

Che si tratti di Facebook, Instagram, Twitter o addirittura LinkedIn, la questione non cambia: è il “Like” l’obiettivo principale di ogni nostra attività sui Social Network.

E questo non emerge solo dai profili personali, ma anche dalle Pagine di molti, moltissimi brand, i quali hanno impostato la loro comunicazione in modo tale che questa soddisfi in primis un intrinseco (e quantomai malcelato) bisogno di appagamento.

Il problema è che, quando ci si propone come azienda, l’obiettivo non dovrebbe essere quello di “macinare Like”, bensì quello di vendere, di acquisire nuovi clienti o di stringere partnership commerciali che portino reciproco giovamento, tanto in termini di cassa, quanto di immagine.

Per questo, ogni volta che vedo un Social Media Manager ingaggiato da un’azienda o il titolare dell’azienda stessa gioire perché l’ultimo post pubblicato dalla Pagina Facebook ha ottenuto “settordicimila Like”, rimango basito e perplesso.

Sostanzialmente, la domanda che mi pongo in occasioni del genere è: “Sì, ok. Il post ha fatto il botto su Facebook. Bravo. Ma quanti di quelli che hanno messo Like si sono poi avvicinati al prodotto/servizio da te rappresentato?” 

Perché un conto è fare incetta di “Like”, un altro è sfruttare i Social Network per catturare l’attenzione degli utenti e spingerli ad interessarsi al proprio brand.

Dal contenuto al contenitore: la vera sfida del SMM

Sia chiaro: la mia non è una crociata contro il “Like”, in quanto io per primo amo riceverne. Il fatto è che il “Like” non è altro che un piccolissimo segno di apprezzamento, il quale non costa quasi nulla all’utente e non rappresenta alcuna “vincita”.

Quante volte, ad esempio, ci capita di intercettare una vignetta divertente, mettere “Like” e, dopo neanche 2 secondi, non ricordare più né chi l’ha condivisa, né chi fosse l’autore?

Questo è assolutamente normale, in quanto il nostro livello di attenzione è minimo e, quando un contenuto ci colpisce, è su quello che ci focalizziamo, non certo sul suo “contenitore”.

La vera sfida di un’attività di Social Media Management “seria” sta nel riuscire a far sì che, grazie ad un ottimo contenuto, l’attenzione dell’utente si sposti poi sul contenitore, ovvero sul brand o l’azienda che quel contenuto lo ha condiviso.

Se questo non accade, ogni azione diventa inutile, fine a se stessa. Un mero esercizio di stile.

Mo’ ve li buco ‘sti gattini…

Prima di salutarci, permettetemi di porvi un’ultima domanda: quante volte, su Facebook, vi è capitato di intercettare post contenenti GIF di gattini o video demenziali? E quante di queste l’autore del post non era un vostro contatto, ma una Pagina Facebook?

Ebbene, a meno che una Pagina non si occupi dichiaratamente di contenuti “leggeri”, post del genere vengono pubblicati per un solo ed unico motivo: quello di fare “Like” facili.

Gli utenti, infatti, vanno matti per questo tipo di contenuti ed è quindi scontato che, se si condivide una GIF coccolosa o un video scemo, qualche “Like”, prima o poi, comincerà ad arrivare.

Il problema è che post del genere, se pubblicati da Pagine collegate a brand o aziende, non solo sono del tutto inutili, ma anche potenzialmente dannosi, in quanto rischiano di inficiare gravemente la credibilità del marchio rappresentato, nonché quella di chi ne cura l’immagine.

Pensateci due volte, quindi, prima di pubblicare post che sfruttano le tendenze del momento e che hanno come unico obiettivo quello di macinare “Like”. Potrebbero costarvi molto, molto cari…

Alla prossima!

Photocredit: johnholcroft.com

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bennaker

34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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