Hackers – Gli eroi della rivoluzione informatica

Hackers - Gli eroi della rivoluzione informatica

Lo spirito hacker

Io di hacking qualcosina ho letto, uno su tutti: “The hacker diaries – Confessioni di giovani hacker” di Dan Verton. Un testo del 2002 che raccoglie una serie di casi (umani, per certi versi) legati al mondo dell’hacking. Una lettura decisamente diversa da questo “Hackers – Gli eroi della rivoluzione informatica”. Diversa perché l’opera di Levy, edita per la prima volta nel 1984, a differenza di quella di Verton, non è una raccolta di storie relative a ragazzi accomunati dalla passione per l’informatica ed uno spirito velatamente distruttivo. Nelle vicende narrate da Levy, infatti, sono sì protagonisti dei giovani smanettoni, ma animati da uno spirito totalmente diverso da quello dei ragazzacci descritti da Verton. Lo spirito è la chiave di tutto. Lo spirito è ciò che distingue un hacker da un malintenzionato, un guastafeste, uno che del crimine informatico ha fatto il proprio credo. Eppure di confusione attorno al termine hacker ce n’è tanta. I media, come solito, non hanno tardato ad utilizzarlo senza criterio nelle breaking news. E questo Levy l’aveva notato già nel 1984, in America. Dove tutto accade almeno vent’anni prima rispetto al resto del mondo.

Il ruolo degli hackers

Non posso essere certo io a dirvi cosa sia o non sia un hacker, compito che invece questo libro assolve perfettamente. Senza cadere mai in fallo, ma con coerenza e minuzia, Levy guida il lettore attraverso trent’anni di storia dell’informatica: dagli anni ’50 alla prima metà degli anni ’80. E questa storia, racconto della rapida crescita del processo tecnologico, è piena di hackers. Anzi, è proprio grazie agli hackers se oggi abbiamo un computer in casa, una connessione internet e un archivio infinito di software. Ve ne renderete conto leggendo questo libro. Scoprirete i tanto bizzarri quanto geniali personaggi che, dal buio dei loro laboratori siti nelle università americane, hanno cavalcato l’onda della passione fino a donarci uno dei più grandi strumenti progettati dall’uomo: il personal computer.

Apple I

L’Apple I – Il primo computer prodotto dalla Apple Computer

Gli hackers che hanno fatto la storia

Cinquant’anni fa i calcolatori occupavano intere stanze. Luci colorate, valvole, interruttori: questi erano i computer all’epoca. Piazzati in qualche università americana o in basi militari dall’accesso super riservato. Riuscite a rendervi conto di quale sia stata la portata evolutiva da allora ad oggi? Essa è stata possibile proprio grazie ai veri hackers. Quelli “puri”. Quelli che smontavano i pannelli elettrici, giocavano con gli interruttori e le linee telefoniche. Sempre impegnati a capire come funzionasse qualcosa e come si potesse migliorarla. Levy prende le storie di questi ragazzi e le trasmette con entusiasmo e rispetto al lettore, quasi come raccontasse le gesta degli eroi dell’antichità. E per me lo sono. Concedetemelo. Richard Greenblatt del MIT, Lee Felsenstein e Steve Wozniak con il loro Homebrew Computer Club. Ken e Roberta Williams della Sierra On-Line, casa produttrice dei primi videogames per Atari, Mac e PC. L’Atari stessa, che dette i natali a Pac-Man e vide nascere la Electronic Arts.

Ken e Roberta Williams

Ken e Roberta Williams – Nel monitor: King’s Quest

Trent’anni di nomi che forse non vi diranno nulla, almeno finché non avrete letto il meraviglioso libro di Levy e imparato a conoscere i primi hackers: i veri eroi dell’informatica.

Immagine "Apple I" tratta da macitynet.it
Immagine "Ken e Roberta Williams" tratta da thegamesmachine.it

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34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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