Un sacco di soldi, ma zero tempo per se stessi. È questo il lavoro perfetto?

Un sacco di soldi, ma zero tempo per se stessi. È questo il lavoro perfetto?

Si lavora per vivere o si vive per lavorare?

Che il lavoro nobiliti l’uomo è cosa nota e risaputa, ma se per svolgerlo dovessimo rinunciare al tempo che dedichiamo a noi stessi e ai nostri affetti, sarebbe davvero così nobilitante?

Questa la domanda che mi ronza in testa in questi giorni ed alla quale, nonostante i numerosi discorsi fatti con amici e conoscenti, ancora non sono riuscito ad ottenere una vera risposta.

C’è chi dice che sacrificarsi per un breve periodo può anche andare bene, a patto che sia utile a conseguire un risultato importante, e chi, invece, rifiuta l’idea a prescindere.

Buonsenso vuole che, tra una vita votata al lavoro ed una in cui si lavora per vivere, l’equilibrio sia nel mezzo, ma c’è un problema: nel momento in cui decidiamo di togliere tempo a noi stessi e ai nostri affetti per investirlo nel lavoro, non rischiamo comunque di perderci qualcosa?

E se quel qualcosa fosse unico ed irripetibile? E quindi irrecuperabile?

Il tempo fugge, ma così è e sempre sarà

Il tempo, si sa, è una risorsa limitata e non rinnovabile. La più preziosa, secondo alcuni.

Questo perché i soldi, ad esempio, possiamo perderli e riguadagnarli. L’energia possiamo spenderla e riacquistarla. Persino la salute, entro certi limiti, può essere recuperata. L’unico elemento tra questi del quale non possiamo in alcun modo riappropriarci è, appunto, il tempo.

Stando così le cose, ogni momento diventa importante, in quanto unico nel suo genere. E no, non voglio fare della filosofia spicciola invitandovi a vivere come se dovreste morire domani, ma semplicemente mettervi di fronte ad una domanda: può il solo ritorno economico dato da un lavoro totalizzante rappresentare il fulcro della propria esistenza?

Posto che la libertà è sacra e ognuno fa quel che vuole, ha senso passare la vita ad ammazzarsi di lavoro solo per accumulare denaro in quantità che vanno ben oltre lo stretto necessario?

Big Money = Big Life?

Tempo fa, grazie ad un amico, ho avuto modo di trascorrere qualche giorno a Tenerife.

Tra le cose che più mi hanno colpito dell’isola, non posso non nominare il forte contrasto tra i possedimenti dei turisti e quelli della popolazione locale: da un lato ville californiane e SUV scintillanti, dall’altro abitazioni oltremodo umili e auto non proprio nuove di pacca.

Per quanto io mi renda perfettamente conto della mia ignoranza in materia di mentalità canaria, la sensazione che ho avuto è che, per chi vive da sempre in quel contesto, i beni materiali abbiano un valore estremamente più basso di quello che, invece, viene conferito al tempo.

Per la serie: “L’auto? Basta che funzioni. La casa? Basta che sia dignitosa”. E così via.

Anche la gente, per quel che ho visto, mi ha dato la sensazione di preferir investire il proprio tempo nel “vivere”, piuttosto che nell’“avere”, destinando al lavoro non più del tempo necessario.

Ripeto: le mie sono state solo delle sensazioni e, magari, alla base di questo “mood” da me così fortemente percepito ci sono motivazioni ben più concrete e assai meno poetiche.

Resta comunque il fatto che, il contrasto tra il tipico turista americano o europeo e l’abitante indigeno, mi ha fatto apparire Tenerife come un luogo in cui l’ordine dei valori è molto diverso da quello che caratterizza la mia realtà e il tempo investito nel “vivere” è tutto, fuorché perso.

Non so dire se questo sia giusto o sbagliato, ma di certo è qualcosa che mi ha fatto riflettere.

Alla prossima!


Se ti è piaciuto questo post, aiutami a condividerlo sui Social Network e iscriviti alla newsletter!

Un sacco di soldi, ma zero tempo per se stessi. È questo il lavoro perfetto?
4.7 (93.33%) 9 votes
bennaker
Seguimi

bennaker

34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
bennaker
Seguimi

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

  • Ottime considerazioni, che da sempre ritengo fondamentali in una scelta di vita. E, dato che tra il dire e il fare c’è di mezzo “e il” (citando il sommo poeta Stefano Belisari e le sue storie), ho sempre predicato bene e razzolato male.
    Nel mio caso non c’erano nemmeno i “big money”, ma solo i “money” a farmi “sacrificare” il tempo per qualcosa di più comodo e certo. La famosa “zona di comfort”.
    Beh, ho deciso di provare, saltare, e puntare su me stesso e sulla qualità della vita che vorrei (Mulino Bianco style). Speriamo bene, vediamo come andrà.
    In ogni caso questi discorsi li sto facendo con davvero tanta, tanta gente… siamo tutti, fortunatamente e preoccupantemente, sulla stessa barca… Zio Noè…!