È la Pagina Facebook della tua azienda, quindi datte da fa!

La Pagina Facebook, se non supportata, è inutile. Te devi attivà!

Il boss sei tu, quindi mettiti in prima fila

Un prodotto/servizio estremamente comune o, al contrario, eccessivamente di nicchia, zero budget per l’advertising e nessuna conoscenza delle dinamiche che governano i social media.

Poste queste condizioni, come si può sperare che una Pagina Facebook cresca e che la realtà da essa rappresentata aumenti la sua visibilità? Da qualche parte bisognerà pure investire…

Ecco, quindi, che si rende necessario il coinvolgimento diretto di chi quella Pagina Facebook l’ha voluta e che intende far arrivare la sua offerta al maggior numero di persone possibili.

Di chi sto parlando? Del titolare, del responsabile, del “padrone della bottega”, ovvero colui che per primo dovrebbe attivarsi affinché l’immagine della sua azienda arrivi ovunque.

Perché, signori miei, se pensate che affidare la gestione dei canali social aziendali ad un Social Media Manager sia sufficiente a far sì che la Pagina Facebook funzioni, vi sbagliate di grosso…

Indi per cui, “CAPO, SVEJATE! TE DEVI DÁ DA FA!”.

Ripetere, ripetere, ripetere [cit.]

Ho già parlato in altre occasioni di quanto sia “infame” il trattamento che l’algoritmo di Facebook riserva ai post delle Pagine che non vengono sponsorizzati, nonché di quanto questa condizione renda necessario, soprattuto in fase di avvio, un coinvolgimento diretto (e con “diretto” intendo lo sfruttare anche le proprie risorse personali) da parte di chi è membro della realtà (azienda, associazione, gruppo, etc.) rappresentata dalla Pagina.

Ciònonostante, continuo ancora a sentirmi dire che, se si vuole che la propria Pagina cresca e che quindi il prodotto/servizio ad essa collegato arrivi all’attenzione dei più, l’unico modo è investire soldi nell’advertising, ovvero fare quello che Facebook desidera che sia fatto.

Ebbene, vi svelo un segreto: indicare l’advertising come l’unica via percorribile è una cazzata.

E se lo dico con questa fermezza un motivo c’è ed è estremamente semplice: su Facebook, così come sulle altre piattaforme social, i contenuti viaggiano atrraverso le conversazioni, ovvero tramite lo scambio tra gli utenti, le quali devono essere stimolate ed indirizzate.

È ormai assodato, infatti, che anche sui social le persone sono molto più portate ad interessarsi a qualcosa che viene suggerito loro da un amico o da qualcuno di cui comunque si fidano, ed è proprio per questo che è importante partecipare alla comunicazione in modo attivo.

D’altronde i social network sono stati creati prima di tutto per mettere in contatto le persone, non per essere utilizzati come passerella dalle aziende…

Sì, vabbè… Ma quindi che devo fa?

Quello che ogni “padrone della bottega” dovrebbe mettersi in testa di fare, oltre ad affidare la gestione della Pagina Facebook ad una persona realmente competente (un professionista, dunque, non il cugino o il nipote), è farsi portatore lui per primo del messaggio dell’azienda.

Come? Ricondividendo i post della Pagina con il profilo personale, ad esempio. L’importante è avere cura di impostare la privacy come “Pubblica”, cosa che li renderà visibili a tutti (amici e non, fino in Nuova Zelanda), e presentarli nel modo più accattivante possibile.

Un’attività, questa, che, a mio parere, dovrebbe essere ovvia, se non addirittura scontata per uno che vuole far crescere il nome della propria azienda e vedere i propri clienti aumentare.

D’altronde, se l’azienda è tua e da anni ci butti il sangue, chi più di te dovrebbe farsi portavoce della stessa? E chi saprebbe farlo meglio di te? Nessuno. NESSUNO!

Ma io Facebook lo uso per altre cose…

Tutti usiamo i social “per altre cose” ed è proprio questo a renderli uno dei canali migliori sui quali puntare. Chi mai si iscriverebbe ad una piattaforma i cui utenti propinano 24 ore su 24 pubblicità, offerte promozionali e cose del genere? Tu lo faresti? Io no!

Indi per cui, caro il mio imprenditore, ora che hai aperto la Pagina Facebook della tua azienda, il tuo modo di utilizzare Facebook, Twitter o LinkedIn deve cambiare: la tua immagine personale dovrà cominciare gradualmente a fondersi con quella professionale, in modo tale che i tuoi contatti e i contatti dei tuoi contatti prendano coscienza di quello che è il tuo lato professionale.

Ovviamente non sto dicendo di trasformare il tuo profilo Facebook in una fotocopia della tua Pagina, ma di inserire degli “innesti”, se così possiamo definirli, riguardanti la tua professione.

Tanto, voglio dire, tra una foto di una tettona in costume da bagno ed una vignetta che prende in giro Renzi, uno spazio per promuovere quello che fai per campare t’avanzerà pure, no?

E ricorda che questa attività, che pure richiede una fase di rodaggio durante la quale dovrai tu stesso abituarti ad un nuovo modo di comunicare, serve a far arrivare nuovi clienti, quindi soldi.

Capito che ho detto? SOLDI! Non mi costringere a fare leva sulla tua avidità più di così, dai…

Nessuno nasce imparato, te per primo

In ultimo, se non sai da dove iniziare e necessiti di qualche esempio, comincia con il guardare cosa fa Nico Caradonna sul suo profilo Facebook e prendi appunti. Fidate, c’è tanto da imparà.

Alla prossima!


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34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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  • Ebbene, vi svelo un segreto: indicare l’advertising come l’unica via percorribile è una cazzata.

    Finalmente, qualcuno lo dice a chiare lettere.

    Come potenziale cliente, mi fiderei molto di più di una persona che stimo che del solito banner; e come azienda, prima di dare altri soldi a Zuckerberg… 😛

    • Il che mi sembra assolutamente normale e “non nuovo”, nel senso che abbiamo sempre ragionato/agito così. Quindi perché sui social dovrebbe essere diverso?

      Mistero della Fede…

  • Condivido praticamente tutto, specialmente il tuo commento sull’inutilità del’advertising per un’attività locale. Non sarei tanto convinto sull’usare la pagina personale del capo o di un altro in azienda per condividere i post della pagina aziendale. Nel senso che non è detto che i miei amici su Facebook siano anche i miei clienti attuali o potenziali, loro sanno già cosa faccio senza che io glielo debba ricordare su Facebook. Di nuovo, potrebbe essere sufficiente se sono il proprietario di un’attività locale, ma difficile se ho un’azienda che si rivolge a clienti nazionali o internazionali. Oltre a affidarsi a un professionista (e questo sì sarebbe un buon punto di partenza), potrebbero rendersi utili rispondendo ai commenti sulla pagina, sempre secondo regole definite. Secondo la nostra esperienza il limite più importante comunque è la mancanza di coinvolgimento da parte di titolari e responsabili vari: Io ti pago la fattura, gestitelo voi, io ho cose più importanti da fare…

    • Ciao Manuel, ovviamente la questione va analizzata caso per caso. Il social è uno strumento potente che si rivolge ad un pubblico vasto, ma questo non significa che si adatti a qualsiasi situazione.

      In generale, l’impegno di un CEO in quella che è l’attività di promozione dell’azienda sui social ha anche lo scopo di “dare il buon esempio”. Molteplici studi, infatti, confermano che su un CEO è il primo a svolgere questa attività, anche i dipendenti si dimostreranno disponibili a farlo. Un fattore, questo, che porta all’instaurazione di un vero e proprio sistema di Employee Advocay, ovvero uno dei sistemi di promozione social più efficaci che ci siano. In tal senso, mega aziende come IBM, Cisco e Dell hanno lavorato e lavorano molto sul coinvolgimento dei propri dipendenti sul piano social, anche non avendone un vero e proprio bisogno, vista la notorietà e l’affermazione di tali brand.

      Un CEO, dunque, non può che portare giovamento alla propria azienda se si schiera in prima linea. E anche sei i suoi contatti più stretti potrebbero benissimo non essere interessati all’aspetto professionale della persona, bisogna sempre tenere a mente una cosa: il tuo pubblico ha un pubblico. Indi per cui, viste le dinamiche legate alla visibilità sui social, non sai mai a chi potrebbe arrivare il tuo messaggio.

      Indi per cui, perché non provare?

      Grazie per il tuo intervento e un saluto,
      Simone

      • Adesso ho capito bene e concordo con te, un post di Michael Dell sulla pagina FB vale più di quello che fa un community manager che chiaramente non ha la visione del CEO. Il mio commento invece era più relativo alla nostra zona (Nordest), dove purtroppo non ci sono tanti CEO, ci sono più piccoli imprenditori che difficilmente hanno il tempo e/o le competenze per aggiornare la propria pagina Facebook. Tutto chiaro adesso e complimenti per il tuo blog che ho iniziato a seguire da poco.

        • Ciao @kekrika:disqus,
          esattamente: un post del “boss” vale più di 100 posti di un SMM qualsiasi 🙂

          Anche nella nostra realtà, per quanto piccola e limitata, credo possa valere lo stesso. Ovvio che non parliamo di figure note e arcinote, ma comunque ognuno di noi (volente o nolente) ha il suo pubblico e la sua sfera di influenza. Tra l’altro dobbiamo ricordarci che il “vecchio imprenditore”, ovvero quello che non sa cosa sia il web e non ha intenzione di imparare ad usarlo, andrà via via scomparendo e che quindi sarà molto più facile che gli imprenditori del futuro siano usi ad utilizzare i social non solo per le comunicazioni personali, ma anche per curare la propria immagine di professionista, nonché primo portatore di un brand.

          Grazie a te per esserti interessato a questo post e al blog, mi auguro tu possa trovare contenuti che ti siano utili 🙂

          Buona serata! 😉