Fare promozione tramite il blog: una questione di credibilità

Blog e marchette: una questione di credibilità e buonsenso

Sputtanare no, far riflettere sì

Voglio raccontarvi un episodio accaduto l’altro ieri, verso l’ora di pranzo, ovvero durante quel momento della giornata che dedico alla lettura dei blog che seguo.

Tengo da subito a precisare che nel mio racconto ometterò volontariamente l’identità del blogger, nonché il nome del servizio al centro di questo episodio.

Il mio attuale obiettivo, infatti, non è sputtanare la gente, esattamente come non lo fu quella volta in cui scoprii che dei simpaticoni avevano copiato uno dei miei post, bensì condividere con voi le riflessioni figlie di queste esperienze. Se poi sarete così scaltri da riuscire a fare 2 + 2, individuando i protagonisti della vicenda, beh, il merito sarà solo vostro.

Non sono molti i blogger ai quali faccio visita regolarmente, ma quei pochi sanno, o quantomeno intuiscono, che è grazie ai loro scritti che hanno conquistato la mia stima, nonché la mia fiducia.

Beni preziosi, ma anche tanto, tanto fragili.

Ma veniamo ai fatti…

Se lo dice lui, allora i treni partono in orario. O no?

Mentre scorro velocemente l’elenco di post pubblicati da uno di questi colleghi, mi cade l’occhio su di un titolo all’interno del quale si accenna ad un innovativa piattaforma web made in Italy che, ho scoperto in seguito, essere in piena fase di decollo. Ho trovato, infatti, diversi altri interventi promozionali online e offline riguardanti la medesima piattaforma.

Il post non è nient’altro che una corposa intervista all’ideatore della piattaforma in questione, il quale si impegna ad illustrare per filo e per segno i punti di forza di questa sua idea.

Mi leggo tutta l’intervista e, dopo aver apprezzato gli spunti positivi presenti in essa, decido di dare un’occhiata. Quale miglior modo, infatti, se non quello di andare a verificare personalmente la validità di un servizio che viene coraggiosamente presentato come “innovativo” ?

Toc toc… Posso?

Ecco dunque che raggiungo il sito web indicato nel post e comincio a guardarmi intorno.

L’impatto visivo è piuttosto piacevole. Lavorando come grafico e web designer non posso fare a meno di considerare questo aspetto, anche se, fondamentalmente, la sostanza mi è sempre interessata più della forma. Ovvero: se è bello ma non funziona, buttalo e rifallo daccapo.

In questo caso, comunque, l’impostazione grafica scelta, al limite tra l’essenziale e lo spartano, mi piace. Forse un po’ troppo simile a quella adottata da altri servizi web assai più noti, ma vabbè. Agli inizi di un’avventura ci può pure stare.

Compresa la distribuzione delle varie zone d’interesse presenti nella homepage, procedo con l’effettuare la registrazione, esattamente come farebbe un qualsiasi utente.

Completata l’operazione, passo alla personalizzazione del mio profilo (inserisco sempre un link a bennaker.com quando me ne viene offerta la possibilità, tanto non è mica peccato farlo…).

No Alpitur? Ahi! Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!

Come intuibile dall’evocativo titolo di questo paragrafo, sono arrivati i dolori.

Non intendo annoiarvi con barbosi tecnicismi, vi basti dunque sapere che, dopo 20 minuti di imprecazioni ed espressioni sconcertate (O.o), ho deciso di lasciar perdere la compilazione del mio profilo (elemento fondamentale per il tipo di prodotto del quale stiamo parlando), in quanto non mi era di fatto possibile inserire le informazioni di mio interesse. Tutto perché, in fase di progettazione del prodotto, esigenze come le mie non erano state evidentemente prese in considerazione, o forse si era preferito mandare comunque online il tutto prima che le funzionalità atte a soddisfarle fossero implementate.

Indipendentemente da quale sia la causa, il mio profilo su questa nuova piattaforma risulta comunque incompleto. Una condizione, questa, che, in un prodotto in cui il profilo dell’utente è al centro del servizio, mette in seria discussione il senso e l’utilità del servizio stesso.

Che lo mandi a fare online se non funziona?

La domanda è legittima, così come è legittimo, a parer mio, fornire a voi che leggete e non lavorate nel settore una rapidissima panoramica su come vanno queste cose.

Lavorando anche io nell’ambito del web, so bene quanti e quali fattori influenzino la messa online di un prodotto e quanto siano a volte dolorose le scelte che si fanno. Quindi non mi stupisco mai di fronte a progetti che sono stati evidentemente realizzati solo per metà. Spesso e volentieri, infatti, all’interno di una struttura aziendale, quelli che sviluppano materialmente un progetto web, ovvero coloro che mettono mano al codice, non sono gli stessi che dettano i tempi della messa online. Diciamo pure che, in buona sostanza, manovalanza e dirigenza (perdonate l’estrema semplificazione) si trovano spesso a dover scendere a patti, trovando compromessi in grado di soddisfare entrambe le parti. O quasi.

Caro amico ti scrivo, così mi promuovi un po’

Appurate le cause che possono spingere un’azienda a portare online la propria creatura, per quanto questa possa essere ancora incompleta o ricca di imperfezioni, andiamo a guardare la questione dal punto di vista del blogger, ovvero di colui che è stato invitato, talvolta anche sotto lauto compenso (vedi alla voce “marchetta), a parlare del prodotto/servizio sul proprio blog.

Immaginatevi la scena: Guido De Corsa, titolare dell’azienda FamoLiSordi S.r.l. ed ideatore della piattaforma Amicici.net, invia una mail a Ciccio Cazzo, blogger arcinoto all’interno del panorama tecnologico italiano e con un folto seguito tra gli addetti ai lavori. Una mail, questa, nella quale Guido De Corsa illustra a Ciccio Cazzo la piattaforma Amicici.net, chiedendogli, in buona sostanza, di parlarne all’interno del suo blog, ovvero di fargli un po’ di pubblicità.

Ciccio Cazzo legge la mail, si lascia convincere dall’idea portata avanti da Guido De Corsa e decide di dedicargli un post-intervista, proprio come quello che ho letto io ieri. Così formula una mezza dozzina di domande per Guido De Corsa e gliele invia. Dopo breve tempo Guido De Corsa risponde ed ecco che, in quattro e quattr’otto, il post promozionale finisce online.

La promozione senza conoscenza è un boomerang

Ora, all’interno di questo meccanismo fatto di mail e contromail io vedo un macroscopico errore: la totale mancanza di una verifica della validità del servizio da parte di Ciccio Cazzo.

Se fossi nei panni di Ciccio Cazzo e godessi dunque del folto seguito, prima di parlare sul mio blog di un qualsivoglia progetto, mi occuperei di testarlo in modo approfondito.

In poche parole, terminata la lettura della mail inviatami da Guido De Corsa, mi fionderei a vedere Amicici.net al fine di verificarle la validità.

Gli errori (che non ho citato, ma che ci sono) e le mancanze nelle quali mi sono imbattuto, infatti, sono emersi già nei primi minuti di utilizzo della piattaforma, ovvero subito dopo essermi registrato ad essa. “Cosa ci voleva” – mi chiedo – “a farsi un giro di una mezz’ora su quel sito al fine di valutarne la validità e quindi, eventualmente, decidere di promuoverlo?”

Se spingo tanto su questo punto e, in qualche modo, mi scaldo è perché la promozione senza conoscenza diretta del prodotto (ovvero il “famo a fidasse”) è il più classico dei boomerang. Anzi, un doppio boomerag: per l’azienda che l’ha sviluppato e per me che ne parlo.

Nell’episodio di ieri, infatti, una volta arrivato sulla piattaforma indicata, il mio pensiero è stato:

“Ma questi si fanno promuovere il servizio
ancor prima di averci finito di lavorare?”

… e poi …

“Ma Ciccio Cazzo se lo è andato un minimo a studiare il servizio
prima di scriverne oppure aveva di meglio da fare?”

Ne consegue che:

  1. Il mio interesse nei confronti di un servizio presentato come innovativo e rivelatosi (purtroppo, a parer mio) zoppo, è precipitato verso lo zero;
  2. La mia stima e la mia fiducia nei confronti di Ciccio Cazzo sono drasticamente calate, tanto che, se mai mi dovesse cadere nuovamente l’occhio sul titolo di un suo post nel quale fa riferimento a prodotti web innovativi, ignorerò il post, ovvero non lo leggerò, condividerò, etc.

Il rispetto è il fulcro

Che la marchetta sia a pagamento o meno non è importante. Tutti teniamo famiglia. Ciò che è importante, a parer mio, è comportarsi seriamente, ovvero agire nel rispetto del lettore.

Personalmente parlando, se mi si dovesse presentare l’occasione di poter/dover parlare di un servizio/prodotto, innovativo o meno che sia, la prima cosa che farò, per rispetto nei confronti dei miei lettori, della loro stima e della loro fiducia nei miei confronti, sarà andarmi a studiare fino all’ultimo pelo del culo di quanto mi viene proposto. E se il servizio/prodotto non mi convincerà, nessun post promozionale verrà pubblicato sul blog.

La mia credibilità è il mio biglietto da visita.

Se la svendo, chi vorrà più avere a che fare con me?


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33 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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