Come sfruttare i social network per trovare un coinquilino

Il coinquilino me lo cerco sui social network

Houston, abbiamo un (bel cazzo di) problema

Proprio in questi giorni sto avendo a che fare con un problema che studenti e giovani lavoratori conoscono bene: la ricerca di un nuovo coinquilino. Il ragazzo che abita con me, infatti, entro un mese dovrà trasferirsi fuori Roma ed io ho il compito di affittare la stanza che andrà a liberare.

Un mese di tempo può sembrare più che sufficiente per trovare un sostituto, ma la realtà è ben diversa e l’impresa si sta rivelando più ostica del previsto. D’altronde mettere un annuncio sul giornale o pubblicarlo in rete è qualcosa che sappiamo fare tutti ed è proprio per questo motivo che è difficile farsi notare.

Non è sufficiente essere accattivanti, così come non lo è fornire un’informazione completa e dettagliata all’interno dell’inserzione che si desidera pubblicare.

Per sperare di riuscire ad uscire dal mucchio è necessario fare qualcosa di più. Qualcosa che a nessun altro verrebbe in mente di fare e che conquisti l’attenzione di interessati e non.

E’ per questo che, giusto qualche sera fa, ho realizzato un vero e proprio piano strategico. Un piano nel quale ho puntato tutto sullo sfruttamento delle mie skills (grafica, web design, etc.), nonché sugli strumenti a mia disposizione, social network in primis.

Eccovi dunque il racconto di come ho reso socialcentrica la mia ricerca di un nuovo coinquilino .

La raccolta dei dati

Il primo passo di questo processo non poteva che consistere nella raccolta dei dati, ovvero nel mettere insieme tutte quelle informazioni che, solitamente, coloro che cercano una stanza in affitto si aspettano di trovare in un’inserzione.

Ecco quindi che, armato di carta e penna, ho dedicato lungo tempo ad appuntarmi tutte le informazioni che mi venivano in mente riguardo alla stanza in affitto, all’appartamento, al condominio e alla zona in cui esso si trova, nonché tutte le caratteristiche che il candidato avrebbe dovuto possedere.

Organizzare ed esporre le informazioni

InfograficaUna volta stilato e raffinato l’elenco, mi sono concentrato sulla sua trasposizione in formato digitale, ovvero sul come avrei potuto presentarlo al popolo della rete.

Al fine di non far passare il mio annuncio inosservato, ho deciso di appellarmi a quella che è la mia conoscenza nel campo della grafica e di realizzare, dunque, una vera e propria infografica.

Ci ho messo un’intera serata a realizzarla, ma alla fine sono stato più che contento di quando ho ottenuto. A mio parere, l’infografica è sufficientemente originale e accattivante, nonché assolutamente completa dal punto di vista informativo.

Potete visionarla voi stessi nello screenshot qui accanto.

In fase di realizzazione, ho ritenuto opportuno dividere in settori le informazioni raccolte, partendo dalla descrizione della zona in cui abito fino ad arrivare a quella della camera. A chiusura del tutto ho quindi inserito i termini dell’affitto e i miei recapiti.

NB: Quella che ho qui inserito non è l’ultima versione dell’infografica. Questo perché metto continuamente mano ad essa, modificandone le informazioni contenute e, all’occorrenza, anche gli elementi esclusivamente grafici, come le icone.

Creare un punto di riferimento

Con la sola infografica, però, ho capito subito che non sarei riuscito ad andare molto lontano: una rappresentazione così particolare e corposa aveva necessariamente bisogno di un contesto che la contenesse e che la rendesse facilmente raggiungibile, o meglio, facilmente distribuibile in rete.

Proprio per questo ho deciso di inserire l’infografica all’interno di una pagina HTML che, una volta pronta, avrei caricato sul mio dominio.

Una volta relizzata la pagina ed incorporata in essa l’infografica, ho pensato di dotarla dei classici sharing buttons, ovvero quei pulsantini attraverso i quali condividiamo sui social network i contenuti che riteniamo interessanti.

Ho puntato in primis sulle piattaforme più note, come Facebook e Twitter, ma senza rinunciare alle possibilità offerte da quelli che sono invece i social network in crescita, ovvero Pinterest, LinkedIn e Google+.

Fatto questo, ho concluso la fase di creazione inserendo nella pagina il codice di tracciamento di Google Analytics. Questo mi avrebbe permesso di tenere traccia del numero di visitatori, nonché del loro comportamento durante l’intera visita.

Tracciamenti personalizzati? Ma sì, va!

Se solo lo avessi voluto, mi sarei potuto tranquillamente fermare qui. Avrei potuto spedire in rete la URL della pagina attraverso gli status di Facebook e i tweet, passando subito all’esame del feeback. Però no, non ho voluto farlo. Ho preferito, piuttosto, ottimizzare ancor più il tracciamento delle visite.

Forse non tutti sanno che… [cit.] Google Analytics offre un comodissimo tool chiamato “Strumento di creazione URL, il quale si occupa di:

“[…] aggiungere parametri agli URL che utilizzi nelle campagne personalizzate. Quando gli utenti fanno clic su uno dei link personalizzati, i parametri univoci vengono inviati al tuo account Google Analytics, consentendoti di identificare gli URL più efficaci nell’attirare utenti ai tuoi contenuti.”

In pratica questo strumento permette la creazione di URL personalizzate, le quali vengono lette da Google Analytics e classificate come Campagne (vedremo poi in che senso). Per capire quali siano i vantaggi dovuti all’uso di questo strumento, affidiamoci ad un esempio:

Mettiamo che io voglia tracciare il comportamento dei visitatori che arrivano alla pagina contenente l’infografica attraverso il click sul link precedentemente inserito in uno status su Facebook.

Tutto quello che devo fare è:

  • Copiare negli appunti la URL della pagina di destinazione;
  • Andare su “Strumento di creazione URL”;
  • Compilare il modulo con i dati inerenti la campagna:

Google Analytics - Strumento di creazione URL

  • Inviare il modulo e attendere che la nuova URL venga generata.

Stando ai valori inseriti nel modulo d’esempio di cui sopra, la URL risultante è:

http://bennaker.com/affitto_camera_singola_roma_bennaker_.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Status&utm_campaign=Visite%20da%20Facebook

Lettura delle statistiche del campagna

Una volta generata e pubblicata su Facebook la URL, andando sul pannello di Google Analytics alla voce Acquisizione -> Campagne, posso vedere con esattezza quanti sono gli utenti che sono atterrati sulla pagina di destinazione grazie a quel preciso status su Facebook.

Google Analytics - Campagne

Accorciare le URL con Goo.gl

Le URL generate dallo “Strumento di creazione URL” sono sì funzionali, ma anche estremamente lunghe.

L’ultima cosa che ho dovuto fare prima di passare al lavoro sui social network è stata dunque shortare (accorciare) le URL generate dal tool di Google. Per farlo mi sono rivolto ad un altro servizio di Google chiamato Gool.gl.

L’uso di un URL shortener è piuttosto inutitivo: si prende la URL originale (nel mio caso è quella generata dallo “Strumento di creazione URL”), la si incolla ove indicato e si procede con lo shortaggio. Il risultato di questa operazione con Goo.gl è una URL di soli 20 caratteri.

Google URL Shortener

Andiamo sui social network! Sì, ma come?

Arrivato a questo punto, sono tornato a fare strategie. Adesso sapevo cosa portare sui social network, ma non avevo la minima idea di come farlo in modo efficace!

La prima cosa che ho fatto è stata prendere in considerazione tutte le possibilità offerte da ogni social network ai fini della visibilità (annunci a pagamento  a parte).

Come faccio a far sapere ai miei amici di Facebook che affitto una stanza?

Le possibilità erano diverse:

Avrei potuto scrivere uno status contenente il link alla pagina dell’infografica, ma quanto sarebbe durato? E in quanti l’avrebbero letto? Pochi. Decisamente in pochi.

Avrei potuto creare e pubblicare sul mio diario una grafica ad hoc, mettendo nella didascalia della stessa il link alla pagina contenente l’infografica. Un buon modo, ma ancora troppo soft

Dopo qualche minuto di ragionamento, ecco arrivare l’illuminazione: l’immagine di copertina! Ovvero uno di quei pochi elementi che tutti quelli che passano per il mio profilo vedono, poiché di dimensioni notevoli e posizionato in testa alla pagina.

Ho dunque realizzato un’immagine di copertina su misura. Avevo bisogno che fosse spiritosa, accattivante e che invitasse i miei contatti ad approfondire la questione, magari proprio visitando la pagina dell’infografica (opportunamente linkata nella didascalia nella sua forma shortata).

Il frutto di quest’ultimo giro di valutazioni è risultato essere questo:

Facebook - Immagine di copertina

Devo dire che, a quasi una settimana dalla sua pubblicazione, i risultati in termini di coinvolgimento del pubblico hanno superato le mie aspettative. Una ventina di persone hanno condiviso questa nuova immagine di copertina, altri l’hanno commentata taggando amici potenzialmente interessati all’offerta, altri ancora…

Ma no, non voglio svelarvi oltre, preferisco che vediate da soli come è andata, tenendo a mente il fatto che su Facebook ho solamente 270 contatti. Quattro gatti, rispetto alla media.

Twitter e le immagini: un connubio a prova di bomba

Su Twitter sapevo già cosa avrei dovuto fare, ovvero un tweet contenente:

  • Gli hashtag giusti (leggetevi questo post per capire cosa intendo con giusti);
  • Il link generato dallo “Strumento di creazione URL” e poi shortato con Goo.gl;
  • Un’immagine che entrasse perfettamente (ovvero senza essere troncata) nell’area riservata da Twitter all’anteprima delle immagini allegate al tweet. Un’area che, sempre che non decidano di cambiare nuovamente il layout, misura 526x248px.

Dall’unione di questi tre elementi è infine nato questo tweet:

Un tweet che, a circa 36 ore dalla sua pubblicazione, ha generato 5.675 visualizzazioni e 304 interazioni. Numeri che un utente con poco più di 3.000 follower vede molto raramente…

Essendo utente di Twitter Analytics, ho modo di vedere le statistiche nel loro dettaglio:

Twitter Analytics - Dettaglio sul Tweet

Riassumendo: di 5.675 persone che hanno visto passare il tweet nella propria TL, 304 hanno deciso di interagire con esso. Escludento i retweet e le stelline, 228 utenti si sono limitati ad ingrandire l’immagine cliccandoci sopra, mentre 59 hanno cliccato sul collegamento alla pagina contenente l’infografica.

Se teniamo in considerazione il fatto che si tratta di un annuncio per una camera in affitto, quindi un argomento con un target ridottissimo, 59 utenti su 304 corrispondono a circa il 20%.

Ciò significa che:2 utenti su 10 hanno interagito con il tweet al fine di visualizzare l’annuncio nella sua interezza
Numeri di questo tipo mi fanno capire che l’idea di riportare il mio annuncio anche sui social network, adottando un metodo così poco convenzionale, non è stata poi così folle.

Anzi, magari sarà proprio Twitter a portarmi un nuovo coinquilino… Chi può dirlo?

La strada vecchia e quella nuova possono coesistere

Se vi dicessi che ciò che vi ho raccontato è il futuro dell’incontro tra la domanda e l’offerta del mercato degli affitti su internet, farei la figura del cazzaro.

Gli annunci alla vecchia maniera funzionano ancora e svolgono il loro lavoro egregiamente.

Anche io, infatti, ho pubblicato la mia inserzione sui circuiti classici, come Bakeca e Subito. Ho voluto, però, darmi anche una possibilità in più, facendo qualcosa che non era assolutamente richiesto e che, stando a quanto abbiamo visto, dei risultati li ha portati e li sta portando.

Se l’ho fatto, un po’ è stato per vedere cosa sarebbe successo a livello social e un po’ perché ho realmente urgenza di risolvere il problema. E quindi, come recita un vecchio detto, “Aiutati che Dio t’aiuta”.

Alla prossima!


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34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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