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	Commenti a: La vita dentro e fuori dai Social: mostriamo la stessa persona?	</title>
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	<description>Il blog di Simone Bennati</description>
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		<title>
		Di: Simone Bennati		</title>
		<link>https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-450</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Bennati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2015 20:42:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-443&quot;&gt;Enigmamma&lt;/a&gt;.

Ciao @enigmamma:disqus,
belle la domanda che ti poni al termine del tuo commento, ma credo che sarebbe impossibile dare una risposta che rispecchi la realtà. Ognuno fa a modo suo, come accade per un po&#039; tutte le cose, e va tenuto conto, secondo me, anche del fatto che &quot;tanta esposizione&quot; può tranquillamente non coincidere con &quot;tanto rimuginamento&quot;. Magari l&#039;esposizione è fine a se stessa oppure totalmente artificiosa, costruita, &quot;studiata a tavolino&quot; per ottenere risultati X. Non possiamo saperlo, né credo mai lo sapremo :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-443">Enigmamma</a>.</p>
<p>Ciao @enigmamma:disqus,<br />
belle la domanda che ti poni al termine del tuo commento, ma credo che sarebbe impossibile dare una risposta che rispecchi la realtà. Ognuno fa a modo suo, come accade per un po&#8217; tutte le cose, e va tenuto conto, secondo me, anche del fatto che &#8220;tanta esposizione&#8221; può tranquillamente non coincidere con &#8220;tanto rimuginamento&#8221;. Magari l&#8217;esposizione è fine a se stessa oppure totalmente artificiosa, costruita, &#8220;studiata a tavolino&#8221; per ottenere risultati X. Non possiamo saperlo, né credo mai lo sapremo 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Enigmamma		</title>
		<link>https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-443</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enigmamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2015 20:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interessante... a me inquietano molto i profili criptici, cioè in cui si nota che la persona c è, ma esterna poco. Poi per la ragazza, e il drink...ci sarebbe tanto da dire anche su quanto possa essere facile farsi molto migliori di ciò che si è. Da quando ho aperto il blog, sento molto di più tutti questi temi, forse perché sono completamente esposta? Chi si espone di più, ci rimugina di piu? ....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante&#8230; a me inquietano molto i profili criptici, cioè in cui si nota che la persona c è, ma esterna poco. Poi per la ragazza, e il drink&#8230;ci sarebbe tanto da dire anche su quanto possa essere facile farsi molto migliori di ciò che si è. Da quando ho aperto il blog, sento molto di più tutti questi temi, forse perché sono completamente esposta? Chi si espone di più, ci rimugina di piu? &#8230;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Simone Bennati		</title>
		<link>https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-114</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Bennati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2014 15:22:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-112&quot;&gt;Evening Star&lt;/a&gt;.

Ciao @disqus_m09Z8mWJou:disqus,
sono contento di trovarti d&#039;accordo su questo punto di vista :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-112">Evening Star</a>.</p>
<p>Ciao @disqus_m09Z8mWJou:disqus,<br />
sono contento di trovarti d&#8217;accordo su questo punto di vista 🙂</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Evening Star		</title>
		<link>https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-112</link>

		<dc:creator><![CDATA[Evening Star]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2014 14:32:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Simone,
hai proprio ragione, mettersi in gioco ci arricchisce e ne vale sempre la pena.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Simone,<br />
hai proprio ragione, mettersi in gioco ci arricchisce e ne vale sempre la pena.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Simone Bennati		</title>
		<link>https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-11</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Bennati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 17:16:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilwebcoso.it/?p=2017#comment-11</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-10&quot;&gt;Simone Bennati&lt;/a&gt;.

Ciao Mary,
sono contentissimo tu mi abbia scritto! Hai dovuto pazientare un bel 
po’, ma finalmente ho trovato il tempo e la lucidità necessaria per 
risponderti. Mi sono letto e riletto il tuo commento prima di buttare 
giù queste poche righe e, sperando di non averne frainteso i contenuti, 
provo a risponderti punto per punto.


- Mi ha fatto molto riflettere il passaggio in cui dici, in riferimento 
all’adattarsi a chi si ha di fronte, “Questo non significa che io non 
sia me stessa, ma decido quali lati di me enfatizzare e quali mettere da
 parte.” Ecco, se dicessi che questa è una cosa che io non faccio, sarei
 un bugiardo. Ho deciso, però, ormai da tempo, di liberarmi di tutte 
quelle persone con le quali non potrei permettermi di essere così come 
sono. Tanto online, quanto dal vivo. Per quanto mi riguarda, una volta 
analizzata la mia situazione, ho capito che quell’adattarsi mi stava 
logorando e che avevo il sacrosanto diritto, almeno all’interno del 
tempo e dello spazio dedicati al “godersi la vita”, di non sentirmi 
prigioniero di nulla e di nessuno. Diciamo che il processo è stato 
questo: in primis capire chi mi è amico e chi no (anche se l’errore è 
sempre dietro l’angolo, me ne rendo perfettamente conto) e poi procedere
 col chiudere fuori dalla mia “casa” gli ospiti non graditi. E questo è 
quello che faccio ogni giorno, non senza lunghi momenti di ponderazione e
 discussione. Diciamo che ho applicato alla lettera quello che dice 
Facebook in merito ai contatti: li chiama “Amici”. E quindi che amici 
siano. Tutti gli altri li tengo lo stesso, ma fuori dalla mia “comfort 
zone” e dunque fuori anche da Facebook. Non è astio, è che, 
semplicemente, non siamo amici e io non ho desidero di fingere che lo 
siamo 


- Mi citi il fatto di condividere vignette contenenti velati riferimenti
 ad argomenti che, in quel momento, catturano la nostra attenzione, ma 
che comunque non vogliamo affrontare in modo diretto, magari 
lamentandoci o indignandoci, come invece sembrerebbe molti facciano. Dal
 mio punto di vista, la lamentela e l’indignazione sono due espressioni 
di uno stesso desidero: il voler esprimere un disagio. Lo stesso di può 
fare con una vignetta, in modo tale, come tu stessa dici, da suscitare 
anche l’interesse e l’ilarità di chi ci osserva. Una domanda, però, mi 
sovviene: perché fare le cose in modo “soft” quando nessuno ci vieta di 
farle in modo “hard” ? Non è forse il nostro profilo? Non è forse il 
nostro spazio? Quello che ho avuto modo di osservare, prima in me e poi 
negli altri, è che a frenarci non è il contesto “social”, ma più che 
altro la paura delle conseguenze di quello che potremmo dire. E così 
torniamo al discorso della prima questione: perché ci costringiamo a 
sentirci prigionieri in quella che è la nostra casa virtuale? Perché 
tendiamo a formalizzare il rapporto e intensificare il contatto con 
persone che, nella migliore delle ipotesi, ci lasciano totalmente 
indifferenti?


- E’ vero: Facebook va preso con le molle. La nostra vita, per fortuna, 
non si riduce a quello che condividiamo. L’episodio della tua amica, 
però, dimostra come sia facile fraintendere e quanto sia vero che, bene o
 male, una idea dell’altro, a forza di osservarne l’attività sui social 
network, comunque ce la si fa. In America, ad esempio, le aziende che 
cercano personale vanno a cercare i profili social di chi si candida e 
questo proprio per farsi un’idea sulla persona. Per quanto inquietante 
questo possa sembrare, è la realtà delle cose: le considerazioni nascono
 dall’osservazione. Magari poi si rivelano del tutto sbagliate, ma 
comunque nascono e talvolta il legittimo proprietario potrebbe avere una
 grossa influenza sulla nostra esistenza. Tanto in positivo, quanto in 
negativo. Forse è il caso che cominciamo a tenere in seria 
considerazione questo fattore e agire sui social in modo cauto, in 
termini di spettatori, ma eterogeneo in termini di contenuti. Quel tanto
 che basta per non farci apparire solo come un cazzone, un piagnone o 
uno sempre incazzato, ma come una persona, completa di tutte le sue 
sfaccettature e dei suoi stati d’animo.


- Il video è meraviglioso. Mi ha dato modo di ridere e di riflettere 
come pochi altri prima di lui. Grazie per avermelo girato .

Un abbraccio!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-10">Simone Bennati</a>.</p>
<p>Ciao Mary,<br />
sono contentissimo tu mi abbia scritto! Hai dovuto pazientare un bel<br />
po’, ma finalmente ho trovato il tempo e la lucidità necessaria per<br />
risponderti. Mi sono letto e riletto il tuo commento prima di buttare<br />
giù queste poche righe e, sperando di non averne frainteso i contenuti,<br />
provo a risponderti punto per punto.</p>
<p>&#8211; Mi ha fatto molto riflettere il passaggio in cui dici, in riferimento<br />
all’adattarsi a chi si ha di fronte, “Questo non significa che io non<br />
sia me stessa, ma decido quali lati di me enfatizzare e quali mettere da<br />
 parte.” Ecco, se dicessi che questa è una cosa che io non faccio, sarei<br />
 un bugiardo. Ho deciso, però, ormai da tempo, di liberarmi di tutte<br />
quelle persone con le quali non potrei permettermi di essere così come<br />
sono. Tanto online, quanto dal vivo. Per quanto mi riguarda, una volta<br />
analizzata la mia situazione, ho capito che quell’adattarsi mi stava<br />
logorando e che avevo il sacrosanto diritto, almeno all’interno del<br />
tempo e dello spazio dedicati al “godersi la vita”, di non sentirmi<br />
prigioniero di nulla e di nessuno. Diciamo che il processo è stato<br />
questo: in primis capire chi mi è amico e chi no (anche se l’errore è<br />
sempre dietro l’angolo, me ne rendo perfettamente conto) e poi procedere<br />
 col chiudere fuori dalla mia “casa” gli ospiti non graditi. E questo è<br />
quello che faccio ogni giorno, non senza lunghi momenti di ponderazione e<br />
 discussione. Diciamo che ho applicato alla lettera quello che dice<br />
Facebook in merito ai contatti: li chiama “Amici”. E quindi che amici<br />
siano. Tutti gli altri li tengo lo stesso, ma fuori dalla mia “comfort<br />
zone” e dunque fuori anche da Facebook. Non è astio, è che,<br />
semplicemente, non siamo amici e io non ho desidero di fingere che lo<br />
siamo </p>
<p>&#8211; Mi citi il fatto di condividere vignette contenenti velati riferimenti<br />
 ad argomenti che, in quel momento, catturano la nostra attenzione, ma<br />
che comunque non vogliamo affrontare in modo diretto, magari<br />
lamentandoci o indignandoci, come invece sembrerebbe molti facciano. Dal<br />
 mio punto di vista, la lamentela e l’indignazione sono due espressioni<br />
di uno stesso desidero: il voler esprimere un disagio. Lo stesso di può<br />
fare con una vignetta, in modo tale, come tu stessa dici, da suscitare<br />
anche l’interesse e l’ilarità di chi ci osserva. Una domanda, però, mi<br />
sovviene: perché fare le cose in modo “soft” quando nessuno ci vieta di<br />
farle in modo “hard” ? Non è forse il nostro profilo? Non è forse il<br />
nostro spazio? Quello che ho avuto modo di osservare, prima in me e poi<br />
negli altri, è che a frenarci non è il contesto “social”, ma più che<br />
altro la paura delle conseguenze di quello che potremmo dire. E così<br />
torniamo al discorso della prima questione: perché ci costringiamo a<br />
sentirci prigionieri in quella che è la nostra casa virtuale? Perché<br />
tendiamo a formalizzare il rapporto e intensificare il contatto con<br />
persone che, nella migliore delle ipotesi, ci lasciano totalmente<br />
indifferenti?</p>
<p>&#8211; E’ vero: Facebook va preso con le molle. La nostra vita, per fortuna,<br />
non si riduce a quello che condividiamo. L’episodio della tua amica,<br />
però, dimostra come sia facile fraintendere e quanto sia vero che, bene o<br />
 male, una idea dell’altro, a forza di osservarne l’attività sui social<br />
network, comunque ce la si fa. In America, ad esempio, le aziende che<br />
cercano personale vanno a cercare i profili social di chi si candida e<br />
questo proprio per farsi un’idea sulla persona. Per quanto inquietante<br />
questo possa sembrare, è la realtà delle cose: le considerazioni nascono<br />
 dall’osservazione. Magari poi si rivelano del tutto sbagliate, ma<br />
comunque nascono e talvolta il legittimo proprietario potrebbe avere una<br />
 grossa influenza sulla nostra esistenza. Tanto in positivo, quanto in<br />
negativo. Forse è il caso che cominciamo a tenere in seria<br />
considerazione questo fattore e agire sui social in modo cauto, in<br />
termini di spettatori, ma eterogeneo in termini di contenuti. Quel tanto<br />
 che basta per non farci apparire solo come un cazzone, un piagnone o<br />
uno sempre incazzato, ma come una persona, completa di tutte le sue<br />
sfaccettature e dei suoi stati d’animo.</p>
<p>&#8211; Il video è meraviglioso. Mi ha dato modo di ridere e di riflettere<br />
come pochi altri prima di lui. Grazie per avermelo girato .</p>
<p>Un abbraccio!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Simone Bennati		</title>
		<link>https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-10</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Bennati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 17:15:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilwebcoso.it/?p=2017#comment-10</guid>

					<description><![CDATA[Ho sostituito i commenti standard di Wordpress con quelli di Disqus. Questo cambio, ahimè, ha fatto si che perdessi i commenti precedentemente scritti su questo posto. Tra tutti, ho voluto salvarne uno, quello di Mary, che qui riporto:

Io sono una che non condivide molto e, quando lo 
faccio, raramente è qualcosa di molto personale.. Tuttavia non condivido
 neanche solo cazzate. Quindi mi hai fatto riflettere 
 Credo ci siano alcuni elementi da considerare che non sono stati 
menzionati.
Tra gli amici di facebook abbiamo un po’ di tutto, dall’amico intimo, al
 cugino minorenne, a quello che non vediamo dal liceo, a un collega. 
Premettendo che ognuno ha il suo modo di rapportarsi alle persone e che 
in parte invidio la tua concezione “free”, personalmente nella vita 
“reale” tendo ad “adattarmi” a chi ho di fronte. Questo non significa 
che io non sia me stessa, ma decido quali lati di me enfatizzare e quali
 mettere da parte. Non posso fare una battuta a sfondo sessuale davanti a
 un dodicenne o magari mi è scomodo sbandierare la mia opinione politica
 davanti al collega. Certo, si possono creare le famose liste di amici, 
cosa che, soprattutto per pararmi il sedere sul lavoro, ho sempre fatto.
 Però già farlo per 4-5 contesti diventerebbe ingestibile.
Un secondo punto è che si rischia di diventare pesanti. Abbiamo tutti 
l’amico poeta che scrive frasi filosofiche e strappalacrime, quello che 
si lamenta in continuazione del lavoro e della vita o quello che è alla 
disperata ricerca di approvazione, magari ottenendo anche 0 like. Lungi 
da noi voler dare la stressa impressione… E allora, invece di lamentarci
 o di indignarci, ci limitiamo al massimo a condividere una vignetta 
divertente che magari può avere un riferimento velato all’argomento, 
oppure andiamo a finire proprio sulle cazzate (che sono il modo più 
sicuro per ottenere like e approvazioni).
Infine, c’è da considerare il fenomeno per il quale fb sta diventando 
una vetrina di momenti felici. Parlando con un’amica che fa l’assistente
 sociale mi ha detto: “Io spesso consiglio alle persone di limitare 
l’uso di facebook o di imparare ad interpretarlo per quello che è: 
fuorviante, perchè non rispecchia quasi mai tutta la realtà. Rivendendo 
una mia conoscente che non vedevo da anni, che avevo sempre invidiato 
per la sua vita apparentemente fantastica (perchè pubblicava foto 
sorridenti e status allegri) mi sono accorta di quanto ci si possa 
sbagliare. In realtà era a pezzi.” A tale proposito ti rimando a questo 
video: https://www.youtube.com/watch?v=QxVZYiJKl1Y
Ovviamente anche questo fenomeno limita di molto l’espressione delle 
persone.
Ecco, una cosa così prolissa e personale non te l’avrei mai scritta su 
fb, ma voglio fare un’eccezione qui per dare una chance al tuo spirito 
“free”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sostituito i commenti standard di WordPress con quelli di Disqus. Questo cambio, ahimè, ha fatto si che perdessi i commenti precedentemente scritti su questo posto. Tra tutti, ho voluto salvarne uno, quello di Mary, che qui riporto:</p>
<p>Io sono una che non condivide molto e, quando lo<br />
faccio, raramente è qualcosa di molto personale.. Tuttavia non condivido<br />
 neanche solo cazzate. Quindi mi hai fatto riflettere<br />
 Credo ci siano alcuni elementi da considerare che non sono stati<br />
menzionati.<br />
Tra gli amici di facebook abbiamo un po’ di tutto, dall’amico intimo, al<br />
 cugino minorenne, a quello che non vediamo dal liceo, a un collega.<br />
Premettendo che ognuno ha il suo modo di rapportarsi alle persone e che<br />
in parte invidio la tua concezione “free”, personalmente nella vita<br />
“reale” tendo ad “adattarmi” a chi ho di fronte. Questo non significa<br />
che io non sia me stessa, ma decido quali lati di me enfatizzare e quali<br />
 mettere da parte. Non posso fare una battuta a sfondo sessuale davanti a<br />
 un dodicenne o magari mi è scomodo sbandierare la mia opinione politica<br />
 davanti al collega. Certo, si possono creare le famose liste di amici,<br />
cosa che, soprattutto per pararmi il sedere sul lavoro, ho sempre fatto.<br />
 Però già farlo per 4-5 contesti diventerebbe ingestibile.<br />
Un secondo punto è che si rischia di diventare pesanti. Abbiamo tutti<br />
l’amico poeta che scrive frasi filosofiche e strappalacrime, quello che<br />
si lamenta in continuazione del lavoro e della vita o quello che è alla<br />
disperata ricerca di approvazione, magari ottenendo anche 0 like. Lungi<br />
da noi voler dare la stressa impressione… E allora, invece di lamentarci<br />
 o di indignarci, ci limitiamo al massimo a condividere una vignetta<br />
divertente che magari può avere un riferimento velato all’argomento,<br />
oppure andiamo a finire proprio sulle cazzate (che sono il modo più<br />
sicuro per ottenere like e approvazioni).<br />
Infine, c’è da considerare il fenomeno per il quale fb sta diventando<br />
una vetrina di momenti felici. Parlando con un’amica che fa l’assistente<br />
 sociale mi ha detto: “Io spesso consiglio alle persone di limitare<br />
l’uso di facebook o di imparare ad interpretarlo per quello che è:<br />
fuorviante, perchè non rispecchia quasi mai tutta la realtà. Rivendendo<br />
una mia conoscente che non vedevo da anni, che avevo sempre invidiato<br />
per la sua vita apparentemente fantastica (perchè pubblicava foto<br />
sorridenti e status allegri) mi sono accorta di quanto ci si possa<br />
sbagliare. In realtà era a pezzi.” A tale proposito ti rimando a questo<br />
video: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=QxVZYiJKl1Y" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=QxVZYiJKl1Y</a><br />
Ovviamente anche questo fenomeno limita di molto l’espressione delle<br />
persone.<br />
Ecco, una cosa così prolissa e personale non te l’avrei mai scritta su<br />
fb, ma voglio fare un’eccezione qui per dare una chance al tuo spirito<br />
“free”.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bennaker		</title>
		<link>https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-9</link>

		<dc:creator><![CDATA[bennaker]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 10:43:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilwebcoso.it/?p=2017#comment-9</guid>

					<description><![CDATA[Ciao Mary,
sono contentissimo tu mi abbia scritto! Hai dovuto pazientare un bel po&#039;, ma finalmente ho trovato il tempo e la lucidità necessaria per risponderti. Mi sono letto e riletto il tuo commento prima di buttare giù queste poche righe e, sperando di non averne frainteso i contenuti, provo a risponderti punto per punto.


- Mi ha fatto molto riflettere il passaggio in cui dici, in riferimento all&#039;adattarsi a chi si ha di fronte, &quot;Questo non significa che io non sia me stessa, ma decido quali lati di me enfatizzare e quali mettere da parte.&quot; Ecco, se dicessi che questa è una cosa che io non faccio, sarei un bugiardo. Ho deciso, però, ormai da tempo, di liberarmi di tutte quelle persone con le quali non potrei permettermi di essere così come sono. Tanto online, quanto dal vivo. Per quanto mi riguarda, una volta analizzata la mia situazione, ho capito che quell&#039;adattarsi mi stava logorando e che avevo il sacrosanto diritto, almeno all&#039;interno del tempo e dello spazio dedicati al &quot;godersi la vita&quot;, di non sentirmi prigioniero di nulla e di nessuno. Diciamo che il processo è stato questo: in primis capire chi mi è amico e chi no (anche se l&#039;errore è sempre dietro l&#039;angolo, me ne rendo perfettamente conto) e poi procedere col chiudere fuori dalla mia &quot;casa&quot; gli ospiti non graditi. E questo è quello che faccio ogni giorno, non senza lunghi momenti di ponderazione e discussione. Diciamo che ho applicato alla lettera quello che dice Facebook in merito ai contatti: li chiama &quot;Amici&quot;. E quindi che amici siano. Tutti gli altri li tengo lo stesso, ma fuori dalla mia &quot;comfort zone&quot; e dunque fuori anche da Facebook. Non è astio, è che, semplicemente, non siamo amici e io non ho desidero di fingere che lo siamo :)

- Mi citi il fatto di condividere vignette contenenti velati riferimenti ad argomenti che, in quel momento, catturano la nostra attenzione, ma che comunque non vogliamo affrontare in modo diretto, magari lamentandoci o indignandoci, come invece sembrerebbe molti facciano. Dal mio punto di vista, la lamentela e l&#039;indignazione sono due espressioni di uno stesso desidero: il voler esprimere un disagio. Lo stesso di può fare con una vignetta, in modo tale, come tu stessa dici, da suscitare anche l&#039;interesse e l&#039;ilarità di chi ci osserva. Una  domanda, però, mi sovviene: perché fare le cose in modo &quot;soft&quot; quando nessuno ci vieta di farle in modo &quot;hard&quot; ? Non è forse il nostro profilo? Non è forse il nostro spazio? Quello che ho avuto modo di osservare, prima in me e poi negli altri, è che a frenarci non è il contesto &quot;social&quot;, ma più che altro la paura delle conseguenze di quello che potremmo dire. E così torniamo al discorso della prima questione: perché ci costringiamo a sentirci prigionieri in quella che è la nostra casa virtuale? Perché tendiamo a formalizzare il rapporto e intensificare il contatto con persone che, nella migliore delle ipotesi, ci lasciano totalmente indifferenti?

- E&#039; vero: Facebook va preso con le molle. La nostra vita, per fortuna, non si riduce a quello che condividiamo. L&#039;episodio della tua amica, però, dimostra come sia facile fraintendere e quanto sia vero che, bene o male, una idea dell&#039;altro, a forza di osservarne l&#039;attività sui social network, comunque ce la si fa. In America, ad esempio, le aziende che cercano personale vanno a cercare i profili social di chi si candida e questo proprio per farsi un&#039;idea sulla persona. Per quanto inquietante questo possa sembrare, è la realtà delle cose: le considerazioni nascono dall&#039;osservazione. Magari poi si rivelano del tutto sbagliate, ma comunque nascono e talvolta il legittimo proprietario potrebbe avere una grossa influenza sulla nostra esistenza. Tanto in positivo, quanto in negativo. Forse è il caso che cominciamo a tenere in seria considerazione questo fattore e agire sui social in modo cauto, in termini di spettatori, ma eterogeneo in termini di contenuti. Quel tanto che basta per non farci apparire solo come un cazzone, un piagnone o uno sempre incazzato, ma come una persona, completa di tutte le sue sfaccettature e dei suoi stati d&#039;animo.

- Il video è meraviglioso. Mi ha dato modo di ridere e di riflettere come pochi altri prima di lui. Grazie per avermelo girato &lt;3

Un abbraccio!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Mary,<br />
sono contentissimo tu mi abbia scritto! Hai dovuto pazientare un bel po&#8217;, ma finalmente ho trovato il tempo e la lucidità necessaria per risponderti. Mi sono letto e riletto il tuo commento prima di buttare giù queste poche righe e, sperando di non averne frainteso i contenuti, provo a risponderti punto per punto.</p>
<p>&#8211; Mi ha fatto molto riflettere il passaggio in cui dici, in riferimento all&#8217;adattarsi a chi si ha di fronte, &#8220;Questo non significa che io non sia me stessa, ma decido quali lati di me enfatizzare e quali mettere da parte.&#8221; Ecco, se dicessi che questa è una cosa che io non faccio, sarei un bugiardo. Ho deciso, però, ormai da tempo, di liberarmi di tutte quelle persone con le quali non potrei permettermi di essere così come sono. Tanto online, quanto dal vivo. Per quanto mi riguarda, una volta analizzata la mia situazione, ho capito che quell&#8217;adattarsi mi stava logorando e che avevo il sacrosanto diritto, almeno all&#8217;interno del tempo e dello spazio dedicati al &#8220;godersi la vita&#8221;, di non sentirmi prigioniero di nulla e di nessuno. Diciamo che il processo è stato questo: in primis capire chi mi è amico e chi no (anche se l&#8217;errore è sempre dietro l&#8217;angolo, me ne rendo perfettamente conto) e poi procedere col chiudere fuori dalla mia &#8220;casa&#8221; gli ospiti non graditi. E questo è quello che faccio ogni giorno, non senza lunghi momenti di ponderazione e discussione. Diciamo che ho applicato alla lettera quello che dice Facebook in merito ai contatti: li chiama &#8220;Amici&#8221;. E quindi che amici siano. Tutti gli altri li tengo lo stesso, ma fuori dalla mia &#8220;comfort zone&#8221; e dunque fuori anche da Facebook. Non è astio, è che, semplicemente, non siamo amici e io non ho desidero di fingere che lo siamo 🙂</p>
<p>&#8211; Mi citi il fatto di condividere vignette contenenti velati riferimenti ad argomenti che, in quel momento, catturano la nostra attenzione, ma che comunque non vogliamo affrontare in modo diretto, magari lamentandoci o indignandoci, come invece sembrerebbe molti facciano. Dal mio punto di vista, la lamentela e l&#8217;indignazione sono due espressioni di uno stesso desidero: il voler esprimere un disagio. Lo stesso di può fare con una vignetta, in modo tale, come tu stessa dici, da suscitare anche l&#8217;interesse e l&#8217;ilarità di chi ci osserva. Una  domanda, però, mi sovviene: perché fare le cose in modo &#8220;soft&#8221; quando nessuno ci vieta di farle in modo &#8220;hard&#8221; ? Non è forse il nostro profilo? Non è forse il nostro spazio? Quello che ho avuto modo di osservare, prima in me e poi negli altri, è che a frenarci non è il contesto &#8220;social&#8221;, ma più che altro la paura delle conseguenze di quello che potremmo dire. E così torniamo al discorso della prima questione: perché ci costringiamo a sentirci prigionieri in quella che è la nostra casa virtuale? Perché tendiamo a formalizzare il rapporto e intensificare il contatto con persone che, nella migliore delle ipotesi, ci lasciano totalmente indifferenti?</p>
<p>&#8211; E&#8217; vero: Facebook va preso con le molle. La nostra vita, per fortuna, non si riduce a quello che condividiamo. L&#8217;episodio della tua amica, però, dimostra come sia facile fraintendere e quanto sia vero che, bene o male, una idea dell&#8217;altro, a forza di osservarne l&#8217;attività sui social network, comunque ce la si fa. In America, ad esempio, le aziende che cercano personale vanno a cercare i profili social di chi si candida e questo proprio per farsi un&#8217;idea sulla persona. Per quanto inquietante questo possa sembrare, è la realtà delle cose: le considerazioni nascono dall&#8217;osservazione. Magari poi si rivelano del tutto sbagliate, ma comunque nascono e talvolta il legittimo proprietario potrebbe avere una grossa influenza sulla nostra esistenza. Tanto in positivo, quanto in negativo. Forse è il caso che cominciamo a tenere in seria considerazione questo fattore e agire sui social in modo cauto, in termini di spettatori, ma eterogeneo in termini di contenuti. Quel tanto che basta per non farci apparire solo come un cazzone, un piagnone o uno sempre incazzato, ma come una persona, completa di tutte le sue sfaccettature e dei suoi stati d&#8217;animo.</p>
<p>&#8211; Il video è meraviglioso. Mi ha dato modo di ridere e di riflettere come pochi altri prima di lui. Grazie per avermelo girato &lt;3</p>
<p>Un abbraccio!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mary		</title>
		<link>https://bennaker.com/social-network-finzione-realta/#comment-8</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mary]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 16:45:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono una che non condivide molto e, quando lo faccio, raramente è qualcosa di molto personale.. Tuttavia non condivido neanche solo cazzate. Quindi mi hai fatto riflettere :) Credo ci siano alcuni elementi da considerare che non sono stati menzionati. 
Tra gli amici di facebook abbiamo un po&#039; di tutto, dall&#039;amico intimo, al cugino minorenne, a quello che non vediamo dal liceo, a un collega. Premettendo che ognuno ha il suo modo di rapportarsi alle persone e che in parte invidio la tua concezione &quot;free&quot;, personalmente nella vita &quot;reale&quot; tendo ad &quot;adattarmi&quot; a chi ho di fronte. Questo non significa che io non sia me stessa, ma decido quali lati di me enfatizzare e quali mettere da parte. Non posso fare una battuta a sfondo sessuale davanti a un dodicenne o magari mi è scomodo sbandierare la mia opinione politica davanti al collega. Certo, si possono creare le famose liste di amici, cosa che, soprattutto per pararmi il sedere sul lavoro, ho sempre fatto. Però già farlo per 4-5 contesti diventerebbe ingestibile. 
Un secondo punto è che si rischia di diventare pesanti. Abbiamo tutti l&#039;amico poeta che scrive frasi filosofiche e strappalacrime, quello che si lamenta in continuazione del lavoro e della vita o quello che è alla disperata ricerca di approvazione, magari ottenendo anche 0 like. Lungi da noi voler dare la stressa impressione... E allora, invece di lamentarci o di indignarci, ci limitiamo al massimo a condividere una vignetta divertente che magari può avere un riferimento velato all&#039;argomento, oppure andiamo a finire proprio sulle cazzate (che sono il modo più sicuro per ottenere like e approvazioni). 
Infine, c&#039;è da considerare il fenomeno per il quale fb sta diventando una vetrina di momenti felici. Parlando con un&#039;amica che fa l&#039;assistente sociale mi ha detto: &quot;Io spesso consiglio alle persone di limitare l&#039;uso di facebook o di imparare ad interpretarlo per quello che è: fuorviante, perchè non rispecchia quasi mai tutta la realtà. Rivendendo una mia conoscente che non vedevo da anni, che avevo sempre invidiato per la sua vita apparentemente fantastica (perchè pubblicava foto sorridenti e status allegri) mi sono accorta di quanto ci si possa sbagliare. In realtà era a pezzi.&quot;  A tale proposito ti rimando a questo video: https://www.youtube.com/watch?v=QxVZYiJKl1Y
Ovviamente anche questo fenomeno limita di molto l&#039;espressione delle persone.

Ecco, una cosa così prolissa e personale non te l&#039;avrei mai scritta su fb, ma voglio fare un&#039;eccezione qui per dare una chance al tuo spirito &quot;free&quot;. :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono una che non condivide molto e, quando lo faccio, raramente è qualcosa di molto personale.. Tuttavia non condivido neanche solo cazzate. Quindi mi hai fatto riflettere 🙂 Credo ci siano alcuni elementi da considerare che non sono stati menzionati.<br />
Tra gli amici di facebook abbiamo un po&#8217; di tutto, dall&#8217;amico intimo, al cugino minorenne, a quello che non vediamo dal liceo, a un collega. Premettendo che ognuno ha il suo modo di rapportarsi alle persone e che in parte invidio la tua concezione &#8220;free&#8221;, personalmente nella vita &#8220;reale&#8221; tendo ad &#8220;adattarmi&#8221; a chi ho di fronte. Questo non significa che io non sia me stessa, ma decido quali lati di me enfatizzare e quali mettere da parte. Non posso fare una battuta a sfondo sessuale davanti a un dodicenne o magari mi è scomodo sbandierare la mia opinione politica davanti al collega. Certo, si possono creare le famose liste di amici, cosa che, soprattutto per pararmi il sedere sul lavoro, ho sempre fatto. Però già farlo per 4-5 contesti diventerebbe ingestibile.<br />
Un secondo punto è che si rischia di diventare pesanti. Abbiamo tutti l&#8217;amico poeta che scrive frasi filosofiche e strappalacrime, quello che si lamenta in continuazione del lavoro e della vita o quello che è alla disperata ricerca di approvazione, magari ottenendo anche 0 like. Lungi da noi voler dare la stressa impressione&#8230; E allora, invece di lamentarci o di indignarci, ci limitiamo al massimo a condividere una vignetta divertente che magari può avere un riferimento velato all&#8217;argomento, oppure andiamo a finire proprio sulle cazzate (che sono il modo più sicuro per ottenere like e approvazioni).<br />
Infine, c&#8217;è da considerare il fenomeno per il quale fb sta diventando una vetrina di momenti felici. Parlando con un&#8217;amica che fa l&#8217;assistente sociale mi ha detto: &#8220;Io spesso consiglio alle persone di limitare l&#8217;uso di facebook o di imparare ad interpretarlo per quello che è: fuorviante, perchè non rispecchia quasi mai tutta la realtà. Rivendendo una mia conoscente che non vedevo da anni, che avevo sempre invidiato per la sua vita apparentemente fantastica (perchè pubblicava foto sorridenti e status allegri) mi sono accorta di quanto ci si possa sbagliare. In realtà era a pezzi.&#8221;  A tale proposito ti rimando a questo video: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=QxVZYiJKl1Y" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=QxVZYiJKl1Y</a><br />
Ovviamente anche questo fenomeno limita di molto l&#8217;espressione delle persone.</p>
<p>Ecco, una cosa così prolissa e personale non te l&#8217;avrei mai scritta su fb, ma voglio fare un&#8217;eccezione qui per dare una chance al tuo spirito &#8220;free&#8221;. 🙂</p>
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