Le competenze su LinkedIn: affidabili come Pinocchio

Le competenze su LinkedIn: affidabili come Pinocchio

Più competenze per tutti!

LinkedIn, assieme ad Instagram, è una di quelle (poche, a dire il vero) piattaforme social che negli ultimi anni hanno visto crescere in modo esponenziale la propria comunità.

Io stesso, ad esempio, ho notato che negli ultimi 6 mesi la mia lista dei contatti è cresciuta al ritmo di 5 o 6 nuove connessioni alla settimana. Cifre esigue, ma comunque positive.

LinkedIn sta quindi rafforzando sempre più il suo status di “social dedicato ai professionisti”, ovvero quel luogo digitale in cui domanda e offerta di lavoro si incontrano per confrontarsi.

Cosa accadrebbe, però, se un giorno tutti gli utenti di LinkedIn decidessero di inserire nei loro profili competenze inesistenti? E cosa succederebbe, ancora, se queste fossero confermate da altri che, professionalmente parlando, non si conoscono affatto? Che fine farebbe la tanto sbandierata affidabilità della piattaforma in merito alla genuinità dei propri membri?

Questo è ciò che mi sono domandato qualche giorno fa, di fronte al presente pannello…

LinkedIn - Chi ha visitato il tuo profilo?

Come potete vedere, LinkedIn suggerisce all’utente come potrebbe arricchire il suo profilo e rendere, così, la sua esperienza sulla piattaforma più fruttuosa.

Una pseudo “attività di consulenza” utile e gratuita, la quale, però, potrebbe portare gli utenti meno diligenti e corretti a “farsi prendere la mano”

Non lo sai fare? Aggiungilo lo stesso: fa numero!

Tra i 4 suggerimenti forniti da LinkedIn, ce n’è uno che proprio non mi va giù ed è quello che ho incorniciato in rosso, ovvero: “Aggiungi SEM alle competenze sul tuo profilo.”

Da che mondo è mondo, l’aggiunta di una competenza sul proprio CV dovrebbe essere legata al fatto che “uno quella cosa la sa fare” o che quantomeno ha avuto modo di approfondirla.

Il fatto di dire all’utente “Ottieni più visualizzazioni aggiungendo questa competenza al tuo profilo”, invece, significa invitarlo ad aggiungere una competenza solo perché questo genererà un aumento delle visualizzazioni sul suo profilo.

È un po’ come se io andassi dal titolare di un ristorante e gli dicessi:

– Salve, sono il funzionario di zona del “Comitato per la Salvaguardia della Buona Cucina”.  Ha messo sulla porta d’ingresso del locale il certificato di eccellenza di Trip Advisor?
– Ma, veramente, io non sarei neanche iscritto alla piattaforma…
– E allora? Presto! Ne scarichi uno, lo stampi e lo appiccichi al vetro! Vedrà quanti di quelli che passano qui davanti, una volta adocchiato il certificato, verranno a mangiare da lei!

E meno male che lavoro per il Comitato per la Salvaguardia della Buona Cucina!

Porta in alto la mano, conferma la competenza

Il fatto che LinkedIn spinga gli utenti ad aggiungere competenze solo perché questo porterà maggiori visite sul profilo, a mio parere non è solo di cattivo gusto, ma anche autolesionistico: se tutti cominciassimo ad assegnarci skills “alla cazzo di cane”, infatti, l’affidabilità dell’intera piattaforma ne uscirebbe gravemente compromessa.

LinkedIn, in realtà, è già un po’ che si adopera per affossare il proprio livello di affidabilità…

Pensate, ad esempio, al riquadro che viene mostrato subito dopo aver effettuato il login, quello che invita l’utente a confermare le competenze altrui: avete notato quanto sembri un gioco?

LinkedIn - Competenze

Confermi la competenza di Tizio, la casella scompare e ne compare al suo posto un’altra, nella quale figura una delle competenze di Caio, anche questa da confermare o ignorare.  E così via.

Un gioco diabolico, studiato al millimetro e nel quale, presto o tardi, siamo caduti tutti!

A chi fanno comodo le visite? A noi o a LinkedIn?

Prima di salutarci, permettetemi di darvi un consiglio: siate onesti con voi stessi e con gli altri quando compilate il vostro profilo LinkedIn e fottetevene dei numeri!

Non siamo noi a guadagnare in base alle pagine viste, ma LinkedIn. Indi per cui, accantonate l’ego e rifiutate ogni invito a “potenziarvi” che non sia coerente con quello che realmente siete.

Sono altri i luoghi adatti a “fare i ganzi” e LinkedIn non è certo tra questi.

Alla prossima!


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34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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  • buongiorno @Bennaker a ogni modo lo sappiamo, come in altri social network le visite sono relative se non c’è interazione e/o endorsement. competenze non nostre? fanno numero, è vero, ma ricordiamoci bene che su Linkedin ci sono anche le segnalazioni, se mi conosci di persona e sai che NON ho quelle competenze (palesemente inopportune e stonate con la mia natura lavorativa) nessuno ti ferma dal farmi una referenza negativa, spiegando come io non abbia il minimo nesso con loro. per quanto riguarda invece i malsani inviti a commentare nuove esperienze, nuove foto e confermare competenze altrui (che spesso tra l’altro non immaginiamo nemmeno), trovo che Linkedin si sia un po’ Facebookizzato diventando più una piazza di incontro informale che di aggregazione professionale, complice purtroppo anche la nostra cattiva abitudine del ‘ricambiare il favore’ come succede negli altri social (endorsement = endorsement). ricordiamoci che tutto ciò giova Linkedin, noi mai. ottima spiegazione, esplicito e chiaro come sempre!