Storytelling sui Social: questione di forma mentis. O ce l’hai o te la fai venire

Lo Storytelling sui Social: questione di forma mentis. O ce l'hai o te la fai venire

Parlando di Social Network, tra un Japanese Ice Tea e un post su Facebook

Alcune sere fa sono stato a bere in un pub di San Lorenzo, noto quartiere romano denso di locali notturni e in cui, ormai da anni, trascorro gran parte delle mie serate.

Parlando con la proprietaria, una signora di origini cinesi nota ai più con il nome di Maria, è venuto fuori il discorso dei Social e della Pagina Facebook del suo locale.

Maria, come a volte capita, sapendo che smanetto coi Social Network, mi ha chiesto come avrebbe potuto sfruttare la suddetta Pagina per acquisire nuovi clienti.

Da qui è nato un confronto piuttosto vivace, durante il quale ho capito qual è uno dei problemi che rendono difficile, e spesso infruttuosa, l’attività di Social Media Promotion portata avanti da molte aziende: l’assenza della giusta forma mentis.

Vi spiego cosa intendo raccontandovi ciò che ci dicemmo quella sera…

Ci devi stare, inutile sperare [cit.]

Neri per Caso a parte, al cui brano “Le ragazze” non smetterete più di pensare, quella con Maria si rivelò una chiacchierata fruttuosa per entrambi.

Lei, infatti, capì che attraverso la sua Pagina poteva non solo condividere una molteplicità di contenuti, quali foto, link e video, ma anche raggiungere facilmente i suoi potenziali clienti, soprattutto se avesse investito nell’advertising.

Io, invece, mi resi conto di quanto sia difficile per chi non è del settore entrare nell’ottica che, se si intende promuovere la propria attività sui Social, la prima a dover cambiare forma mentis e a doversi attivare è l’azienda stessa.

Non si può, infatti, pensare che passare la palla a un Social Media Manager sia sufficiente e che, da lì in poi, questo possa fare tutto da solo. E il materiale da condividere, che sui Social deve essere sempre fresco, chi glielo fornisce?

Se ti consiglio di realizzare foto del tuo locale, dei piatti che servi o di girare brevi video in cui mostri come li prepari, tutta questa roba qualcuno la dovrà pur produrre. E quel qualcuno sei tu che lavori lì. Chi altri, sennò? Lo Spirito Santo?

Non c’è cosa più difficile che perdere, prendere o modificare un’abitudine

Questa, in assoluto, è una delle cose più difficili da far capire a chi vuole sbarcare sui Social: un Social Media Manager può mettere a disposizione il proprio know-how, ma non può sostituirsi a chi vive il quotidiano di un’azienda.

Se si desidera raccontare la storia di una realtà aziendale, qualcuno che sia lì per viverla e documentarla è a dir poco necessario. E fare questo significa, di fatto, aggiungere degli step al proprio lavoro. Cosa difficile, ma non impossibile.

Stai per servire a un tavolo un vassoio ricolmo di ottime birre e coloratissimi cocktail? Prima di farlo, scattagli una foto e mandala al tuo Social Media Manager.

Allo stesso modo: un cliente ha ordinato la specialità della casa? Mentre il cuoco la prepara, filma le sue manine che impastano e invia il video al tuo omino dei Social.

Forma mentis, quindi. È necessario adottare la giusta forma mentis!

Tra la spillatura di una birra e la guarnizione di un piatto, bisogna allenare il proprio cervello a pensare: “Aspetta, sto per fare una cosa che potrebbe essere interressante per i miei fan, ma anche per coloro che ancora non conoscono il mio locale. Meglio che la immortali!”. E bisogna impegnarsi affinché questo diventi un automatismo.

Lo so, arrivare a questo livello può richiedere molto tempo. Un tempo durante il quale un Social Media Manager deve essere martellante, sottolineando con forza quanto sia importante che l’altro si attivi. Anche a costo di diventare pedante.

In aggiunta a questo, potrebbe rivelarsi incredibilmente utile il fatto di fissare delle scadenze. “Io ogni lunedì devo avere 5 nuove foto e un video. Vedi che devi fa…”.

Solo collaborando in questo modo si può innescare quel meccanismo virtuoso che porta le risorse social di un brand a essere sempre aggiornate ed efficaci.

Mangia, bevi e dai il buon esempio

Io, come dicevo all’inizio, a San Lorenzo ci vado spesso. E quello di Maria è senza dubbio il mio locale preferito. Il mio amico Max ha persino inventato un hashtag in suo onore: #ILPUBDIMARIA. Su Twitter e Instagram lo trovate già.

Quando vado al suo pub e ordino qualcosa di particolare, io stesso mi metto a fare foto e a condividerle coi miei profili social personali. E, mentre lo faccio, guardo Maria e le dico: “Marì, lo vedi che sto a fa? Sto a fa ‘na foto. Sposto il piatto in un punto in cui c’è abbastanza luce, sistemo il tavolo, metto a fuoco e scatto. Capito?”.

A forza di vedermi fotografare Japanese Ice Tea e doppi hamburger, spero che Maria assimili questo gesto e si ricordi di replicarlo ogni volta che serve.

Riuscirò in questa impresa prima di diventare obeso o ammalarmi di cirrosi?

Solo il tempo potrà dirlo…

Alla prossima!


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Simone Bennati

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