Quali contenuti funzionano meglio su LinkedIn: testi, immagini o link?

Quali contenuti funzionano meglio su LinkedIn: testi, immagini o link?

Regola n.1: conosci il tuo algoritmo

Ribattezzato dai più scettici come il Facebook del lavoro, LinkedIn è in realtà una delle piattaforme social più apprezzate al mondo, tanto da contare oltre 610 milioni di iscritti, di cui circa 300 milioni attivi ogni mese (dati Digital 2019).

Premesso che non stiamo parlando né del classico sito di annunci, né di una sorta di ufficio di collocamento digitale, è importante capire quali siano i meccanismi alla base del funzionamento di LinkedIn, analizzando in primis il suo algoritmo.

Non avendo accesso alla formula con cui la piattaforma determina la visibilità dei post pubblicati dagli utenti, l’unica cosa che possiamo fare è condividere contenuti di natura diversa (testi, immagini, link, video, etc.), misurarne i risultati (tasso di engagement + visualizzazioni) e, infine, formulare le dovute conclusioni.

In questo articolo voglio condividere con voi quanto ho avuto modo di osservare in questi mesi di sperimentazione, così da delineare un percorso e definire quali contenuti, tra testi, immagini e link, sembrano piacere di più all’algoritmo di LinkedIn.

Chi ben comincia, è a metà dell’opera

Come accennato poc’anzi, i dati che sto per mostrarvi sono frutto di alcuni recenti esperimenti portati avanti sulla piattaforma. In particolare, ho scelto di principiare l’analisi concentrandomi sui risultati ottenuti da ciò che ho postato tra il 25 gennaio e il 1 febbraio, per poi raccoglierli ordinatamente nella tabella che segue:

N. Type Likes Comments Shares Views
1. Text 28 31 0 2.800
2. Link 26 14 2 5.600
3. Image 31 34 0 2.300
4. Link 28 48 0 2.200
5. Link 20 2 0 700
6. Text 13 8 0 1.200
7. Text 38 28 0 3.000
8. Text 78 52 0 7.400
9. Link 17 10 1 1.000
10. Link 16 1 1 1.200
11. Text 75 36 0 7.700

Premesso che nessuno di noi può affermare con certezza che gli elementi contenuti in un post influiscano sulla visibilità del post stesso, i numeri qui riportati delineano un quadro alquanto interessante e, per certi versi, atipico.

Prendiamo, ad esempio, le visualizzazioni ottenute dai post di tipo Text, ovvero quelli contenenti solo e soltanto del testo: i contenuti n. 11 e n. 8 si posizionano rispettivamente al 1° e al 2° posto nella classifica dei post che hanno ottenuto il maggior numero di visualizzazioni, e con un ampissimo margine di distacco rispetto al resto dei concorrenti.

Inoltre, sempre in riferimento ai contenuti di tipo testuale, possiamo notare come gli stessi macinino una quantità di interazioni e visualizzazioni mediamente più alta rispetto ai link, soprattutto in termini di commenti.

Date tali evidenze, la domanda che dovremmo porci è: LinkedIn dà la stessa visibilità a tutti i tipi di contenuti, e quindi il successo di quelli puramente testuali è dovuto al semplice fatto che sono gli utenti a preferirli, oppure l’algoritmo è impostato per donare una visibilità diversa a ogni tipo di post?

Detto in parole povere: LinkedIn assegna un punteggio di partenza diverso per ogni tipo di contento (es. link = 1, foto = 2, testo = 3, etc.), il quale ne determina la maggiore o minore visibilità, oppure il punteggio di partenza è lo stesso per tutti?

Due indizi fanno una prova (?)

A giudicare da quanto ho avuto modo di osservare durante le prime ore di vita di ogni singolo post da me pubblicato, a parità di interazione (es. 20 like), i link ottengono molta meno visibilità dei post puramente testuali. Il che, da un certo punto di vista, avrebbe anche senso: proprio come per Facebook, infatti, LinkedIn non ha alcun interesse a mostrare contenuti che possono spingere l’utente a lasciare la piattaforma, quindi potrebbe ridurne consapevolmente la visibilità.

In questo presunto duello (impari?) tra testi e link, si inseriscono, poi, i post contenenti immagini (e i video, che però io non faccio, quindi evito di pronunciarmi), i quali sembrano posizionarsi a metà strada tra i due fuochi.

Nonostante la tabella di cui sopra riporti un solo post fotografico, è comunque possibile vedere come lo stesso abbia ottenuto un buon numero di interazioni, nonché una discreta quantità di visualizzazioni. Niente di eccezionale, ma anche in questo caso parliamo di un risultato migliore di quello di 3/4 dei link!

Insomma, che sia per volere della piattaforma o per quello degli utenti, i post contenenti uno o più link sembrano proprio non funzionare su LinkedIn.

Cosa conta veramente su LinkedIn?

Prima di salutarci, permettetemi di raccontarvi un piccolo aneddoto: due settimane fa, ho condiviso su LinkedIn un articolo di Ale Agostini di AvantGrade. Un pezzo incentrato anch’esso sulla visibilità e per il quale ho realizzato anche una sorta di immagine di accompagnamento ad hoc. Ci avrò messo un’ora per fare tutto…

Una volta condiviso, i risultati non si sono fatti attendere: 88 like, 59 commenti, 4 condivisioni e quasi 9.000 visualizzazioni. Non male per essere un link!

A farmi sorridere è il fatto che, neanche 48 ore prima, avevo pubblicato una semplice riflessione di 4 righe, maturata mentre stavo fumando una sigaretta fuori da un locale. Volete sapere come è andata? 365 like, 46 commenti, 2 condivisioni e oltre 30.000 visualizzazioni. E ancora oggi ricevo notifiche.

Ora, io non so se c’entri l’algoritmo di LinkedIn o meno, ma di una cosa sono più che certo: indipendentemente dalle piattaforme, i calcoli e le mille accortezze, niente è più coinvolgente della spontaneità e la semplicità. E questa, forse, è l’unica vera lezione che ognuno di noi può imparare dai Social Network.

Alla prossima!


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Simone Bennati

Simone Bennati

35 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Faccio quello che porno. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
Simone Bennati

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