Il fenomeno degli “accolli” su Twitter

La piaga degli accolli su Twitter

Osservando si impara

Ultimamente sto tentando di tracciare i profili di quelli che sono gli stereotipi presenti all’interno della comunità di Twitter. In post come Le 5 scuse più assurde per non retwittare e 5 modi di sprecare malamente la bio di Twitter ho cercato di delineare, attraverso l’osservazione degli utenti a me vicini, i contorni di alcuni modelli comportamentali.

In questo post vorrei per un momento abbandonare gli elenchi e le classificazioni per dedicarmi all’approfondimento di una specifica tipologia di utente. Tipologia che, prendendo spunto in primis dal dialetto romanesco, ho voluto chiamare “L’accollo”.

L’accollo: italiano vs. romanesco

Accollo è un termine che, nella nostra lingua, in base al contesto nel quale viene utilizzato, assume significati diversi. Il Vocabolario Treccani, ad esempio, ce ne fornisce 4:

Accollo - Vocabolario Treccani

Come ho scritto poc’anzi, però, la scelta di tale etichetta è data dal significato che questa parola assume nel dialetto romanesco. A Roma, infatti, “accollo” viene utilizzato per indicare un soggetto pedante, oppressivo, invadente, perennemente e fastidiosamente presente. Nota, infatti, è l’espressione “Ao! Te stai ad accollà!”, tipica di chi è stufo di sentire il fiato dell’altro sul collo.

In tal senso, l’immagine di copertina che ho scelto, per quanto tenera, ben rappresenta la posizione occupata dall’utente (il primo koala a sinistra) e quella occupata da coloro che, suo malgrado, gli si sono accollati.

L’accollo su Twitter

Su Twitter il tipico accollo è rappresentato dall’utente che non perde occasione per manifestare la sua presenza ad uno o più membri della comunità. Il suo manifestarsi avviene sotto diverse forme e spesso abbraccia l’intera gamma di interazioni offerte da Twitter.

Se ponessimo il caso in cui un utente (Maria) si accolla ad un altro (Gianni), nell’ambito di una giornata qualsiasi trascorsa su Twitter, potremmo osservare che:

  • Maria pubblica un tweet di risposta, spesso privo di alcun valore comunicativo (es. “Eh già!”, “Hai ragione!”, “Anche io la penso così!”, etc.), ad ognuno dei tweet pubblicati da Gianni;
  • Maria, una volta carpiti i gusti ed apprese le tematiche care a Gianni, pubblica a ripetizione tweet in cui cita Gianni e nei quali incorpora elementi (foto, video, link esterni, etc.) che sa che incontreranno il suo interesse;
  • Ogni volta che Gianni affida una propria riflessione ad un tweet (Es. “Quelle che si comportano da arroganti sono in realtà le persone più deboli”), Maria pensa che essa sia indirizzato a lei, andando poi a chiederne conto a Gianni;
  • Maria si infila nelle discussioni che Gianni intraprende con altri utenti, cercando ogni volta di spostare l’attenzione di Gianni su se stessa e sugli argomenti che propone.

Nell’ultimo caso, in particolare, è interessante osservare come a volte l’accollo tenti di guadagnare l’attenzione in modo goffo, se non addirittura grottesco.

Poniamo, ad esempio, il caso in cui Gianni, appassionato di motociclismo e di calcio, stia parlando con Sandro dell’ultimo Gran Premio. Dopo qualche battuta si intromette nella discussione Maria, la quale, rivolgendosi a Gianni, prende e fa: “Ma hai visto che figuraccia ha fatto la Juve ieri sera?”

Un intervento, quello di Maria, a dir poco fuori luogo, il quale contribuisce, sempre secondo la mia visione, a far ricadere su Maria stessa il titolo di accollo.

Perché accollarsi a qualcuno?

Questa è una domanda che mi sono posto almeno 1.000.000.000 di volte in questi 5 anni di permanenza su Twitter e tutt’oggi non ho ancora trovato risposta. Il fatto è che, sinceramente, non me la sono mai sentita di andare da uno dei miei accolli (ne ho avuti diversi) per dirgli “Hey! Ma lo sai che sei proprio un accollo? Mi dici perché ti comporti così?”

La mia non è paura di risultare cafone, quanto più paura di trovarmi incastrato in una conversazione con qualcuno che, potenzialmente, potrebbe attaccarmi un pippone infinito riguardante, ad esempio, quelle che sono le sue difficoltà nel socializzare al di fuori della rete.

Eh già, perché il mio sospetto (e sottolineo sospetto) è che comportamenti del genere nascano in realtà da un profondo senso di solitudine. Un senso di solitudine dal quale l’accollo tenta in tutti i modi di scappare, conferendo, ad esempio, una grandissima importanza a quelle che sono le sue relazioni online. Un’importanza che, in alcuni casi, si evolve in ossessione, mettendo in seria difficoltà colui che è oggetto di cotanta attenzione.

Io stesso mi sono ritrovato in situazioni in cui, in un certo qual modo, mi sono sentito stretto nella morsa di qualcuno che, fondamentalmente, mi stava dando decisamente troppa importanza. Quando ho capito che nel rapporto intrapreso con certe persone non c’era più piacevolezza e rispetto, trasformandosi in un peso, allora ho chiuso i ponti.

Non è mai semplice individuare il modo migliore per uscire da certe situazioni, in primis perché non sai mai con certezza con chi hai a che fare e dunque, anche la più ragionata delle mosse, potrebbe portare a far precipitare ancor più la situazione.

Siamo sempre più soli (?)

Ciò che più mi spaventa è che su Twitter vedo sempre più utenti che si accollano ad altri. Utenti che, a parer mio, trovano nelle relazioni virtuali l’appagamento e l’attenzione che lontano dal PC o dallo smartphone non riescono ad ottenere. Persone sole. Terribilmente sole.

Ho l’impressione, dunque, che nonostante il progresso tecnologico ci consenta ogni giorno di più di rimanere in contatto con gli altri, in realtà siamo sempre più soli. E coloro che si sentono soli oggi, ci si sentiranno ancor più domani.

Un po’ come dice Matthew McConaughey nei panni di Joss Palmer all’interno del film “Contact“:

“La domanda che io pongo è questa: siamo più felici come razza umana? Il mondo è fondamentalmente un luogo migliore grazie alla scienza e alla tecnologia? Facciamo la spesa da casa, arriviamo su internet, ma allo stesso tempo ci sentiamo più vuoti, più soli e più isolati l’uno dall’altro di qualsiasi altro periodo della storia dell’uomo. Stiamo diventando una società sintetica, virtuale. Dimentica degli autentici valori umani.”

Ringrazio Walter, il mio coinquilino, per avermi riportato alla mente questa riflessione.

Gli “accolli” in radio

Il 28 dicembre 2014 ho avuto l’occasione di intervenire all’interno della puntata di “Share” su Radio2 parlando proprio di questo fenomeno, trovate il podcast qui (minuto 13:15).


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34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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  • Monica

    Simone ok che si avvicina il natale … Mah sinceramente non penso sia solo questione di solitudine, anzi molte volte é più una questione di protagonismo, il doverci essere per forza, sempre e comunque! Posso tralasciare quando avviene per altri scopi, ma ci sono utenti che non fanno altro compulsivamete, non é umanamente possibile commentare tutto ciò che qualcuno scrive o infilarsi in ogni interazione…
    Io personalmente affronto quello che mi si presenta su twitter in questo modo :
    “Se non ti permetto di farlo nella vita reale non te lo permetto neanche qui”.
    Può essere sbagliato o mal visto ma é sempre il mio spazio e lo gestiscono come meglio credo.
    Bel post 😉

    • Ciao @disqus_Ij1eujLlKS:disqus,
      se ho parlato di solitudine e non di protagonismo è perché ho puntato a quella che, secondo me, è la fonte del tutto. Nel senso: il protagonismo c’è, ma deve essere pur generato da qualcosa, no? Mi risulta difficile che una persona che si rende compulsivamente protagonista (consentimi l’espressione) lo faccia senza un motivo alla base. Il protagonismo, dunque, come strumento per sfuggire alla solitudine, al non sentirsi importanti per niente e per nessuno e tutte quelle condizioni (reali o apparenti) affini.

      E grazie, come sempre <3

      • Monica

        Prego Simone 😉
        Rimane lo stesso un modo errato di sfuggire alla solitudine, perché denota l’incapacità di relazionarsi, questo é solo il mio parere.
        Abbraccio 🙂

  • Non credo che il fenomeno dell’accollo aumenti con l’aumento dell’uso della tecnologia. L’indole cacacazzi derivante da solitudine, insicurezza e difficoltà relazionali nasce, cresce, si adatta alle condizioni ambientali in cui si trova, si moltiplica e continua a esistere sotto altre forme, da sempre. 🙂

    • Ciao @teresaceglie:disqus,
      forse il fenomeno dell’accollo non aumenterà con l’aumento dell’uso della tecnologia, ma il senso di solitudine? L’insicurezza? La difficoltà a relazionarsi? Dal mio punto di vista l’accollarsi è figlio di tutte queste cose, ma se queste cose dovessero aumentare a causa della tecnologia che ci allontana dagli altri, allora mi vien da pensare che aumenterà anche l’accollo in modo proporzionale.

      Ovviamente le mie sono supposizioni che vengono dall’alto della mia ignoranza 🙂

      • Ciao Simone, anche le mie sono supposizioni volanti 🙂 solo che non mi piace demonizzare la tecnologia come causa delle nostre solitudini. Secondo me il meccanismo che si innesca è invertito: è il fenomeno dell’accollo a causare l’abuso della tecnologia, non il contrario. Per come va veloce questo mondo, per quanto fugaci e superficiali sono la maggior parte dei contatti che abbiamo, sicuramente c’è una relazione tra solitudine e accollo, ma non è la tecnologia l’unica sul banco degli imputati o comunque non ne è la causa diretta. Capisci che intendo? Spero di sì. ^_^ Comunque, bell’articolo e bell’immagine! Buona giornata!

        • Buongiorno @teresaceglie:disqus,
          lungi da me il demonizzare niente e nessuno, specie la tecnologia, la quale mi dà pure il pane 🙂 Ho capito cosa intendi è sì, in una visione del tutto, la tecnologia è solo una delle “cause della solitudine” e sono d’accordo con te nel non considerarla la principale. Ogni tanto, però, ho l’impressione che essa funga da rifugio per un numero sempre crescente di persone e mi chiedo “Ma se non avessimo la possibilità di comunicare tramite internet e tutti gli strumenti che lo sfruttano, queste persone, cosa farebbero? Come andrebbero a saziare questo bisogno di interagire?”

          Ormai trovare qualcuno che non ha internet, almeno per me, è un problema… Altrimenti correrei a chiederglielo! 😀

          Grazie per il commento, Teresa. A presto! :*