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5 domande per Ivana De Innocentis, founder di Brands Invasion

  • Simone Bennati
  • 6 Ottobre 2014
  • 6 minute read
5 domande per Ivana De Innocentis (Brands Invasion)
Indice dei contenuti
  1. Aggiungi un post a tavola
  2. Ivana: sei stata nominata
  3. Qui le domande le faccio io, vabbene?
  4. That’s all folks

Aggiungi un post a tavola

Era da tempo che desideravo inserire una nuova rubrica in questo blog.

Una rubrica i cui contenuti andassero oltre i tipici post riguardanti, ad esempio, interessanti tool per blogger, come “Evergreen Post Tweeter: il plugin che twitta i vecchi post“, o personalissime riflessioni sul mondo dei Social Media, dei quali un chiaro esempio è “Esiste una cultura della condivisione in Italia?“.

Il fatto è che trovo giusto dare spazio anche alla voce di coloro che reputo dei validi professionisti, la cui competenza e il cui punto di vista penso possano essere sfruttate come grande fonte d’ispirazione, tanto da me, quanto da voi che leggete.

Ecco dunque che mi sono inventato questa specie di “angolo delle interviste”. Niente di rivoluzionario, per carità. Solo un’idea finalizzata all’ulteriore valorizzazione del tempo e dell’attenzione che mi dedicate passando da queste parti.

Spero sinceramente che possiate apprezzare questo mio ulteriore tentativo.

Ivana: sei stata nominata

Ivana De Innocentis
Ivana De Innocentis

La prima persona che ho pensato di coinvolgere in questa mia nuova avventura è Ivana De Innocentis (aka @kiyose80 per gli amici di Twitter).

Ivana è un’amica, ma è anche Founder e Social Media Specialist di Brands Invasion, nonché blogger, inventrice della SocialBirra, cultrice di Star Wars (i post pubblicati attraverso la fanpage di BrandsInvasion parlano da soli…) e grande appassionata di street art. Trovo grande difficoltà ad inquadrare Ivana: fa troppe cose insieme ‘sta ragazza! E le fa anche bene. Parecchio bene.

E’ proprio per questo che l’ho voluta qui: per metterla sotto torchio e spremerle un po’ del suo sapere. In quanto founder di una Social Media Agency, sarà interessante capire attraverso le sue risposte come si interpreta il ruolo e si gestisce il lavoro. Un lavoro fatto di passione, responsabilità e grandissimo impegno.

Qui le domande le faccio io, vabbene?

“Ciao, mi chiamo Ivana, ho 34 anni e…” ?

… ho una agenzia di Social Media, Brands Invasion, nata due anni e mezzo fa.

Al di là degli infiniti ruoli che ricopro nel mondo del web, mi piace sintetizzare dicendo che amo scrivere e curare contenuti di qualità, amo il blogging in tutte le sue forme, amo le interazioni e il community management. Adoro scrivere delle mie passioni: viaggi, street art, cinema e musica.

Toglietemi tutto, ma non gli amici, la birra, i concerti rock, le foto, i viaggi, i libri, l’arte, le storie, le connessioni.

Per quanto riguarda la tua attività sui social network, tendi a mescolare il lato professionale con quello personale o tieni al fatto che rimangano due realtà distinte e separate?

Mi spiego meglio: utilizzi mai i tuoi profili personali sui social network per condividere, ad esempio, le attività e le iniziative interne a Brands Invasion? E se sì, hai riscontrato un incremento dell’attenzione intorno a Brands Invasion grazie a questo metodo?

Come hai già anticipato tu, metto tanto di me stessa nel mio lato professionale. Ma questo mix nel social media marketing spesso è inevitabile: ci si mette in gioco, ci si espone in prima persona, si lavora tanto con il networkig, online e offline. Chi entra in contatto con Brands Invasion sui canali social entra sempre più spesso poi in contatto anche con me. Questo mi rende felice, accorcia le distanze tra me e i miei interlocutori, spesso rende più facile il contatto diretto con le altre persone, potenziali clienti o meno. Reputo comunque importantissimo mantenere un equilibro tra i due mondi.

Con il mio profilo privato talvolta condivido post e attività legate a Brands Invasion. Gli articoli del blog li condvido sempre. Viceversa, quasi mai utilizzo i canali aziendali per diffondere articoli che scrivo per altri blog.

Rispondere all’ultima domanda non è facilissimo: posso però dirti che spesso, online e offline, la gente mi fa i complimenti per lo stile inconfondibile e molto personale di Brands Invasion. “Umanizzare” il brand e raccontare qualcosa di sé crea empatia e fidelizzazione. Si accorciano le distanze tra utenti/persone.

Esistono dei parametri universali dei quali tieni conto durante la fase di selezione di un nuovo collaboratore? Parametri, ovvero, che non sono strettamente legati alla posizione che il candidato andrà a occupare, ma relativi alla persona in quanto tale.

Per me far entrare un nuovo elemento in Brands Invasion, anche solo per una collaborazione temporanea o un articolo per il blog, vuol dire grande fiducia.

La passione per il lavoro, l’esperienza, la creatività, l’affidabilità sono skill che ritengo fondamentali. Lavorando sul web è inevitabile che per me non conti tanto l’approccio iniziale (lettera di presentazione via email o DM su Twitter) ma i fatti: la presenza sul web, i lavori svolti, gli articoli scritti. Non potrei mai considerare di “prendere” un presunto community manager che sul suo profilo Twitter segue 1000 persone ed è seguito da 50 persone.

Confesso infine una mia abitudine: ogni volta che ricevo un curriculum vitae, vado a controllare i canali social di quella persona e se segue me o Brands Invasion. Poi magari non ne tengo conto, ma a volte può essere un interessante punto di partenza.

Spesso e volentieri leggo i tuoi “socialsfoghi” sul blog di Brands Invasion. Devo ammettere che post come “Abbattiamo i muri di fuffa del social media” e “Come diventare famose su Twitter” fanno un certo effetto, in quanto puntano il dito contro dinamiche e realtà interne ai social media che tutti conoscono, ma delle quali difficilmente si parla così apertamente. Non pensi che, data la tua posizione, trattando questioni così “delicate” e sparando a zero su piattaforme, utenti e addetti ai lavori, finirai col farti terra bruciata intorno?

Questa è la domanda che nessuno mi hai posto ma che speravo tanto di ricevere, quindi… grazie!

Nel panorama del social media italiano vedo tanta invidia, falsità, scorrettezze, ingiustizie. In fondo è inevitabile: siamo tanti e su alcuni aspetti del nostro lavoro non esistono regole.

Quello che in assoluto non mi va giù è che in un mondo creativo e innovativo come quello dei social media, in cui una delle chiavi del successo dovrebbe essere la capacità di ascolto e il confronto, ci si esponga quasi solo per parlare di sé, del proprio lavoro, si creino nicchie chiuse, si abbia il timore di essere sinceri. Io lo sono nella vita e lo sono nel lavoro. Certo, sparo sempre a zero con cognizione di causa, ma non ho paura dell’opinione pubblica o di perdere fan e follower.

C’è sicuramente una fetta di addetti ai lavori che non mi sopporta, ma va bene così. Quello che mi sconcerta a volte è che sono persone che non hanno il coraggio di affrontarmi o esprimere la loro opinione.

Quando pubblico un #socialsfogo mi aspetto sempre un’ondata di critiche, ma di rado succede. Peccato. Questo dimostra che sui social tanta gente non sa cosa voglia dire la “socialità”.

A parte i nemici che restano nell’ombra, di cui non mi curo molto, tanti lettori, fan, amici, colleghi mi hanno scritto negli ultimi anni per ringraziarmi. Per aver scritto quello che pensavano da tanto ma non avevano il coraggio di dire, per aver fatto luce su alcuni aspetti bui dei social network, per aver addirittura incoraggiato e ispirato altri articoli o iniziative.

Questa è forse una delle più grandi soddisfazioni e gioie del mio lavoro ed è una spinta a proseguire in questa direzione. Così come fai tu, con il tuo blog 😉

Mettiamo il caso che ti si presenti il titolare di un esercizio commerciale, ad esempio una ferramenta di Roma, interessato ai servizi che offri relativi al social media e che ti dica:

“Io di Facebook, Twitter e diavolerie simili non so niente e non ne voglio sapè niente, però m’hanno detto che se voglio famme pubblicità su internet e aumentà er volume degli affari, ormai devo affidamme a uno de voi “social-cosi” e famme fa… com’era? Ah, sì… famme fa almeno la fanpage su Facebook e il profilo Twitter. E’ vè? Quanto me costa? Quanto te ce vole? Che garanzia me dai che poi la gente viè a comprà da me?”

Cosa gli rispondi?

Ogni potenziale cliente va studiato con cura: non basta cogliere le caratteristiche (offline e online) della sua attività e del suo brand, è necessario cogliere quelle personali.

Con il passare degli anni la mia capacità intuitiva aumenta, riesco abbastanza facilmente a capire se un contatto iniziale con un potenziale cliente si trasformerà o meno in un lavoro. Le modalità iniziali di confronto e la cura nell’eventuale preparazione di un preventivo o di una strategia di social media marketing restano invariate, ma è più facile capire su quali tasti premere e quando insistere o mollare la presa.

In una situazione del genere spiegherei in maniera il più possibile semplice che per un esercizio commerciale brand awareness, ottimizzazione SEO e community building sono fondamentali.

Ovviamente non con questi termini.

Gli spiegherei che il passaparola a voce e i volantini costituiscono oggi il 20% del potenziale promozionale, offerto nel 2014 dal web e dai social network. E che tanti investono su quel 80%, aumentando clientela, guadagni, fidelizzazione.

Quasi sicuramente non comprenderà il valore di queste attività e il loro ritorno economico nel tempo, e rifiuteranno la mia proposta. Ma bisogna tentare.

That’s all folks

L’intervista termina qui. Ringrazio Ivana per la sua disponibilità e mi auguro che anche voi, come me, abbiate apprezzato i piccoli grandi consigli, noché le valutazioni, presenti nelle risposte di Ivana e sappiate farne tesoro in quello che è il vostro ruolo all’interno dei Social Media.

Simone Bennati

43 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Faccio quello che porno. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.

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