Personal Storytelling: è LinkedIn il miglior Social Network per parlare di sé

Personal Storytelling - è LinkedIn il miglior Social Network per parlare di sé

Caro amico ti vorrei scrivere, ma dove?

Giorni fa sono andato a pranzo con Mauro, un amico che non vedevo da moltissimo tempo.

Dopo esserci aggiornati reciprocamente sulle ultime novità, abbiamo cominciato a parlare di Social Media Marketing, Advertising, SEO e di tutte queste cose pallose da addetti ai lavori.

A un certo punto, mentre eravamo seduti in un bar a prendere un caffè, Mauro mi ha posto una domanda estremamente interessante:

«A me piacerebbe sfruttare i Social per parlare di cose che mi riguardano o interessano, ma mi rendo conto che le mie riflessioni ed esperienze non si concentrano su un unico argomento. Sarebbe, quindi, difficile identificare una mia nicchia di riferimento. Su quale piattaforma, secondo te, potrei parlare sia di informatica che di filosofia senza risultare strano o fuori luogo?»

Compresa la natura del problema, non ci ho pensato due volte e ho dato a Mauro una risposta netta e decisa. «A Maurè, ma è ovvio: su LinkedIn!».

In questo articolo vi spiego il perché di questa mia assoluta sicurezza.

Scusa Facebook, ma LinkedIn è un’altra cosa

Chi segue il mio profilo LinkedIn se ne sarà sicuramente accorto: oltre a condividere contenuti riguardanti il mondo dei Social Media e del Web in generale, ho l’abitudine di proporre tutto quello che, a mio parere, potrebbe stimolare la riflessione negli utenti e portare al confronto.

Che si parli di lavoro, viaggi o psicologia, Linkedin mi ha dimostrato di essere il contesto ideale in cui condividere le proprie riflessioni ed esperienze. E i motivi sono principalmente tre:

La popolazione di LinkedIn sta cambiando

Se fino a qualche tempo fa la piattaforma di casa Microsoft era vista come il Facebook del lavoro, oggi l’utenza è decisamente più eterogenea (studenti, impreditori, casalinghe, etc.) e dimostra ogni giorno di più di essere ben disposta a ricevere stimoli che vanno oltre l’ambito lavorativo.

Il risultato è che, indipendentemente dalla natura dell’argomento proposto, se questo è ben presentato, gli utenti non mancheranno di manifestare il loro interesse.

Chi usa LinkedIn lo fa prevalentemente da desktop

Stando a una recente indagine condotta da Fimora e ripresa da Social Media Today, il 74% del tempo speso su LinkedIn dai propri iscritti passa attraverso computer desktop.

Un dato in netta controtendenza, il quale testimonia che l’utente tipo di LinkedIn è un individuo che fruisce dei Social in modo lento, dedicando tempo alla lettura e all’approfondimento.

Un approccio decisamente diverso da quello riscontrato negli utenti di Facebook o Instagram, sempre più portati allo zapping compulsivo e all’interazione mordi e fuggi.

Su LinkedIn non sei prigioniero della “bolla”

Quante volte sentiamo dire che i continui aggiornamenti dell’algoritmo di Facebook non fanno altro che rinchiuderci sempre più nella nostra bolla?

Su LinkedIn la storia è ben diversa e a dimostrarlo sono i dati: analizzando le statistiche dei miei post, ho infatti scoperto che la maggior parte di coloro che visualizzano e interagiscono con essi sono utenti di 2° o 3° grado, ovvero gente con la quale non ho un rapporto diretto.

Guardate, ad esempio, i risultati di una delle ultime rilfessioni a voce alta che ho pubblicato:

LinkedIn Analytics

Oltre 600 pollicioni e quasi 70 commenti non sono pochi. Specie per un profilo che conta meno di 2.000 contatti e che affronta prevalentemente tematiche tutt’altro che nazionalpopolari.


Questi, in buona sostanza, i 3 elementi che fanno di LinkedIn la piattaforma ideale per aprirsi alla comunicazione personale. Anche senza darsi al vero e proprio Personal Branding.

Grazie a una base di utenti ormai più che corposa (oltre 500 milioni in tutto il mondo, di cui 10 milioni in Italia), la possibilità di veder crescere la propria visibilità è decisamente alta.

Il profilo LinkedIn non è un curriculum online

In conclusione, se anche voi state cercando un contesto in cui condividere le vostre riflessioni ed esperienze, prendete in considerazione l’idea di sfruttare il vostro profilo LinkedIn.

È sufficiente condividere un pensiero al giorno (o anche meno) per attirare l’attenzione di chi vi sta intorno. E i risultati, a volte, possono essere incredibilmente sorprendenti.

Pensate, ad esempio, all’eventualità che qualcuno arrivi a offrirvi un lavoro dopo che per lungo tempo ha letto e apprezzato i vostri spunti. A me è capitato più di una volta. Quindi perché non dovrebbe succedere lo stesso anche a voi?

Alla prossima!


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Simone Bennati

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