Calendario Editoriale: 3 motivi per cui non puoi copiarlo, ma devi fartelo da solo


Il calendario è mio e lo gestisco io

Giorni fa, una lettrice mi ha chiesto perché non ho mai scritto nulla di specifico in merito al cosiddetto Calendario Editoriale, ovvero quel particolare strumento che, usato in combinazione con il Piano Editoriale, permette di definire il ritmo e le modalità di pubblicazione e/o condivisione dei contenuti di un progetto.

Come è ovvio, anche questo blog dispone di un proprio Calendario Editoriale, il quale non solo mi aiuta a schedulare la pubblicazione degli articoli, ma anche a programmare la condivisione di contenuti (miei o di terzi) sui vari social media.

Trattandosi di uno strumento estremamente personale, vien da sé che, come anticipato dal titolo di questo articolo, non sia possibile strutturare il proprio Calendario Editoriale sulla base degli obiettivi, le valutazioni e le attività di altri, ma sia assai più sensato e utile crearne uno proprio, tagliato su misura.

In particolare, sono 3 i motivi per cui, a mio parere, copiare il Calendario Editoriale di qualcun altro non ha senso, e in questo articolo cercherò di illustrarveli.

Identità, piattaforme social e budget

Premesso che i punti che stiamo per affrontare riguardano il Calendario Editoriale di tipo social, ovvero incentrato sull’attività delle pagine e dei profili legati a una specifica realtà, è bene ricordare che prendere spunto è comunque cosa buona e giusta, così come lo è porsi delle domande e dare spazio alle proprie intuizioni.

1. Parte tutto dall’identità

Il primo motivo per il quale non è possibile copiare il Calendario Editoriale Social di qualcun altro è che, come da titolo di questo paragrafo, ogni realtà è unica e presenta caratteristiche che la rendono più o meno diversa da tutte le altre.

Prendiamo, ad esempio, una testata giornalistica che opera a livello nazionale e un pub di periferia: sono due realtà totalmente diverse, così come diversi sono i loro obiettivi, il loro stile comunicativo e la loro capacità di produrre contenuti.

Dato questo, non ci si può certo aspettare che un pub condivida tanti post al giorno quanti ne condivide una testata giornalistica, né che una realtà editoriale di grandi dimensioni si allinei ai tipici ritmi di pubblicazione di un’attività locale.

Per questo, quando mi capita di incrociare tutorial o infografiche eccessivamente semplicistiche, mi incazzo tanto: non si può scrivere che su Facebook bisogna pubblicare una media 3 post al giorno. Su quale base? Cosa accadrebbe, ad esempio, a una testata come Repubblica se cominciasse a condividere su Facebook solo 3 articoli al giorno? Sarebbe o non sarebbe un suicidio social-mediatico?

Diffidate, quindi, dallo strutturare il vostro Calendario Editoriale Social sulla base di numeri non contestualizzati e buttati lì a cazzo di cane. Vi fareste solo del male.

2. Il “dove” va a braccetto con il “quando”

Un altro parametro da tenere in considerazione quando si struttura un Calendario Editoriale Social è il numero e il tipo di piattaforme che si vogliono coinvolgere.

Come noto, gli algoritmi che gestiscono i flussi d’informazione ragionano ognuno a modo suo. Ragion per cui, ad esempio, in alcuni casi postare 6 volte al giorno su Facebook potrebbe risultare eccessivo, ma magari twittare 6 volte no.

I due flussi di informazione, infatti, viaggiano in modo totalmente differente, così come differente è l’approccio che gli utenti hanno con la singola piattaforma.

Per questo, quando si sta dando forma e sostanza al proprio Calendario Editoriale Social, è importante tener conto di quali e quante piattaforme si andranno a presidiare, in modo da essere presenti nella giusta misura su ognuna di esse.

3. Senza denari non si canta messa

Inutile girarci attorno: confezionare un post e seguire il suo percorso di crescita significa fare un lavoro. E il lavoro, da che mondo e mondo, si paga.

Dato questo, nel momento in cui si definisce una strategia social e si strutturano i relativi Piano e Calendario Editoriale Social, bisogna tenere conto del tempo-lavoro necessario a realizzare e seguire i contenuti destinati alla condivisione.

Dato un prezzo al proprio lavoro, il calendario editoriale va strutturato anche sulla base di quello che il cliente è disposto a spendere. Postare 3 contenuti a settimana non può costare come pubblicare 3 post al giorno: in termini di impegno, la differenza tra le due situazioni è netta, quindi non può che esserlo anche il costo.

Per quanto la mia esperienza mi suggerisca come condizione ideale quella di essere attivi sui social ogni giorno, è ovvio che non tutte le realtà possono permettersi tale impegno. Questo fa sì che sia necessario trovare la giusta via di mezzo tra un’attività social sufficientemente vivace e un investimento economico sostenibile.

Non è facile, ma si può fare. Anzi, si deve fare.

Crea il tuo Calendario Editoriale Social

Ora che abbiamo visto quali sono i 3 principali motivi (ce ne sarebbero molti altri!) per cui, a mio parere, copiare il Calendario Editoriale Social di altri non ha senso, non mi rimane che augurarvi una ponderata e attenta realizzazione del vostro.

Se poi l’operazione dovesse risultare particolarmente complessa, andate alla ricerca di progetti simili al vostro e studiatevi il singolo modus operandi. Di gente che fa le cose in modo naif ce n’è tanta, ma quelli bravi sono altrettanti.

Alla prossima!


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Calendario Editoriale: 3 motivi per cui non puoi copiarlo, ma devi fartelo da solo
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Simone Bennati

Simone Bennati

35 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Faccio quello che porno. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
Simone Bennati

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