I 10 post social dei quali non frega un cazzo a nessuno

I 10 post social dei quali non frega un cazzo a nessuno

Banalità a Corte

Vi capita mai, mentre state smanettando su Facebook, di incrociare l’aggiornamento di stato di un vostro amico, leggerlo ed esclamare: “E ‘sticazzi non ce li metti?”?

A me succede piuttosto frequentemente e non solo sulla piattaforma di Mark Zuckerberg, ma anche su Twitter, LinkedIn e tutte quelle in cui si è liberi di condividere ciò che si vuole.

Il fatto è che, indipendentemente da quanto possiamo essere convinti del contrario, non tutto quel che pensiamo, diciamo o facciamo è oggettivamente interessante e questo fa sì che certe condivisioni risultino totalmente inutili, se non addirittura dannose per la nostra immagine.

Non siamo tutti Gianni Morandi e molte delle nostre attività e riflessioni, una volta riportate sui Social Network, non fanno altro che confermare quanto siamo banali.

A questo insieme di perdibilissime condivisioni, poi, vanno anche aggiunte quelle pubblicate automaticamente dai giochi e app, come Candy Crush Saga, Runtastic e Crowdfire. Tutta roba che intasa il news feed e che nulla aggiunge al valore della nostra presenza sui social.

Potrei soffermarmi ancora a lungo sulle condivisioni inutili, ma preferisco passare ad una rappresentazione ben più schematica e sbrigativa. Eccovi, quindi, i 10 aggiornamenti social dei quali non frega un cazzo a nessuno. Ma a nessuno proprio, eh.

Tutto questo è molto interessyawn…

1. Gli aggiornamenti sull’attività fisica

Avete corso per 7km e bruciato settordicimila calorie? Bravi! Ora consumatene altre 5 per aprire la vostra “fitness app” e disattivare la condivisione automatica degli aggiornamenti. A meno che non siate il nuovo Mennea, infatti, a nessuno interessa seguire le vostre “corsette”.

2. Le statistiche relative ai follower

Mi rivolgo ora a voi, utenti di Twitter: di quanti nuovi follower avete guadagnato e di quanti, invece, ne avete persi, non frega un cazzo a nessuno. Il consiglio, dunque, è quello di disabilitare la pubblicazione di certe statistiche, le quali, oltre ad essere totalmente inutili, vi fanno apparire come egocentrici e ossessionati dai numeri.

3. I check-in

Il condividere con gli altri la propria posizione non solo non genera alcun vantaggio, ma anzi, potrebbe addirittura portare a fare dei brutti incontri. Nonostante questo, però, sono molti quelli che continuano imperterriti a segnalare ogni loro spostamento. Pensateci, ragazzi: giusto i topi di appartamento riuscirebbero ad apprezzare questo tipo di aggiornamenti.

4. I traguardi raggiunti nei giochi di Facebook

Veniamo ora alle cose serie: la “monnezza” pubblicata dai giochi di Facebook.

Ora, io lo so che passare dalle 6 alle 10 ore in ufficio può essere noioso (oh se lo so…) e capisco anche che uno abbia bisogno di mettere in pausa il cervello ogni tanto. Quello che però mi domando è: perché tanta gente clicca su “OK” ogni volta che un giochino di merda chiede di poter pubblicare qualcosa sul profilo?

Conosco profili Facebook nei quali si è persa ogni traccia del proprietario e in cui gli update dei giochi dominano incontrastati. Dolcetti, soldatini, animaletti: un fiume di post messi lì a celebrare level up e stronzate simili e che nessun amico sano di mente si filerà mai.

Giocate quanto volete, ma, per pietà, non rompete i coglioni agli altri!

5. Gli acquisti fatti

Avete mai sentito il brano Ho scritto una canzone per te di Latte e i Suoi Derivati?

Ebbene, a chi non ha avuto il piacere di ascoltarla basti sapere che, a un certo punto, c’è Lillo che fa la voce da donna e dice: “Oggi sò andata a via del Corso e me sò fatta ‘na gonna de camoscio carina che me scende bene…”. E questo mentre Greg, l’altra voce degli LSD, gli urla di stare zitto/a.

Ecco: quella di Greg è la stessa reazione che si innesca nel cervello di chi si imbatte in un post in cui si mostrano gli acquisti appena fatti. A meno che non si tratti di roba nerd, vintage o particolarmente WOW!, a nessuno frega un cazzo di quello che vi siete comprati!

La “gonna di camoscio carina che scende bene”, dunque, è meglio se la riponete direttamente nell’armadio: nessuno si strapperà i capelli per il fatto che non l’avete “instagrammata”. Giuro.

6. Risultati dei quiz/test

Il significato del vostro nome in aramaico antico è “Soldatino Barzotto”? Avete un Q.I. pari a quello di un ragno palombaro? L’amore della vostra vita è il vostro compagno di banco delle elementari? Sono contento per voi, ma… ‘STI GRAN CAZZI!

Non c’è niente di più insignificante del risultato di uno stupido test di Facebook.

E ve lo dice uno il cui nome in aramaico antico significa “Minchia Tonante”, ha il Q.I. di un topo e presto convolerà a nozze con la sua docente di semantica. Quindi potete fidarvi.

7. Le lagne e il vittimismo

Amici, su con la vita! Il mondo non ce l’ha con voi e il motivo è molto semplice: vi ignora!

Le lagne sono la cosa più “stracciamaroni” che si possa leggere sui Social Network.

Ognuno ha i suoi problemi e vedere che ci sono persone che sfruttano le piattaforme social per piangersi addosso, oltre a risultare irritante, non spinge certo a cercare l’interazione.

Sfogatevi pure se sentite l’esigenza di farlo, ma vi prego – VI PREGO! – evitate di porvi come dei martiri 2.0. Tanto, comunque, chi vi conosce non ci casca.

8. Esternazioni criptiche e messaggi subliminali

Un classico degli utenti dei social è quello di prendere e pubblicare frecciate o messaggi velenosi indirizzati a soggetti non meglio specificati, ovvero scrive cose del tipo: “Me la pagherai, stronzo maledetto!” oppure “Cagna sei e cagna rimarrai sempre. E senza neanche er pedigree!”.

Ora, io capisco che a volte ci voglia un po’ prima di sbollire, ma perché condannare chi vi segue a leggere cose delle quali non può oggettivamente cogliere il significato?

Datemi retta: prima di scrivere cose del genere, contate fino a 100 o quantomeno svelate l’identità della cagna di turno! Fareste felici un sacco di persone…

9. Darsi forti pacche sulle spalle

Lo dice anche la saggezza popolare: “Chi si loda, si sbroda”, quindi perché farlo?

Informare i propri contatti in merito al raggiungimento di un obiettivo importante può essere gratificante, ma, in molti casi, anche se si parte con l’intento di condividere una gioia, si finisce col trasformare il tutto in un mero atto automasturbatorio.

Se siete soddisfatti di ciò che avete ottenuto e volete che i vostri amici si uniscano all’esultanza, sfruttate l’occasione per raccontare a grandi linee come ci siete riusciti e, perché no?, anche ringraziare coloro che vi hanno dato una mano e vi sono stati vicini.

10. Attività, situazioni e stati d’animo banali

Concludo questo decalogo con quelle che, forse, sono le condivisioni “fregauncazzo” per eccellenza, ovvero quelle in cui si descrivono attività, situazioni e stati d’animo banali e scontati.

Alcuni esempi:

  • “Piove”;
  • “Ho fame”;
  • “Stasera non so cosa mettermi”;
  • “Sono triste”;
  • “Mi manca da morire”;
  • Piango”;
  • “Dove cazzo ho parcheggiato la macchina?”;
  • “Esco, ciao!”

Devo continuare?

In ogni angolo del mondo piove, così come tutti avvertiamo la fame, la tristezza e via dicendo. La verità è che post come questi sono figli della noia, la quale è acerrima nemica della creatività.

Se vi rendete conto di non essere in grado di esprimere le vostre sensazioni in modo anche solo minimamente coinvolgente, fatevi un favore: riponete nella tasca lo smartphone e non condividete niente, almeno finché non vi verrà in mente qualcosa di veramente significativo.

È meglio per tutti. Datemi retta.

Ce la possiamo farcela!

In conclusione: i Social Network sono attualmente lo strumento più potente che abbiamo a disposizione per comunicare, ma questo non significa che il mondo sia interessato a conoscere ogni nostro pensiero, considerazione, attività, etc.

Comunicare significa innanzitutto saper scindere tra ciò che può interessare, informare o anche solo divertire chi ci ascolta da ciò che invece non lascerebbe alcuna traccia.

Seguire una persona sui Social Network è piacevole nella misura in cui questa, attraverso i suoi post, ci arricchisce e più riesce a farlo, più siamo portati ad ascoltarla, dando così luogo ad un scambio virtuoso in cui la comunicazione diventa strumento di crescita.

Questo non significa che bisogna sforzarsi di essere creativi sempre e comunque, ma, come ho scritto anche in un articolo di qualche tempo fa, “se sai come raccontarlo, anche l’attraversamento di un gatto può trasformarsi in un evento straordinario”.

Prima di condividere, quindi, chiediti sempre: “So raccontarlo?”.

Alla prossima!


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34 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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  • Enigmamma

    Ecco il tipo di articolo da 5 stelline…Mi rincuora sapere che diffondi questo genere di verbo! A volte, diventa anche una questione di estetica: è una bacheca di un social, non una discarica di varie ed eventuali!

    • Ciao @enigmamma:disqus,
      tengo a specificare che rimane comunque il fatto che ognuno è libero di fare come meglio crede, eh 🙂

      Poi, certo, registrare il feedback, analizzarlo e trarre delle conclusioni è un’altra cosa, non tutti però sono interessati al riscontro, ovvero a sapere che tipo di impatto hanno su chi li segue. Io lo sono e, nel mio piccolo, ho provato a mettere nero su bianco in questo post le cose che “non mi vanno a genio”, per così dire. Trovare un largo appoggio in quelle che sono state le mie riflessioni e osservazioni mi ha fatto capire tante cose 😉

  • Mario

    Hai dimenticato i post politici (al 95% comu..ehm..coff…coff..). Non c’è niente di peggio che usare le piattaforme social per fare “politica”, anche perché la totalità di queste persone non ha nulla a che vedere con quel mondo e condivide quei post perché va di moda.

    • Ciao Mario,
      anche io non amo le condivisioni di carattere politico, ma in quella che è la mia lista delle cose inutili/insopportabili viene molto dopo quelle che ho elencato. Sarà che ho la fortuna di avere contatti che, politicamente parlando, se ne fottono abbastanza 😉

      • Mario

        Beato te. Io ho a che fare con gente che non pensa ad altro.