È la Pagina Facebook della TUA azienda, quindi datte da fa!

La Pagina Facebook, se non supportata, è inutile. Te devi attivà!

Il capo sei tu, quindi tua è la prima fila

La maggior parte delle realtà che mi contattano per parlare di promozione su Facebook hanno 3 cose in comune: un prodotto/servizio estremamente banale, zero budget da investire nell’advertising e nessuna conoscenza in ambito social.

Quando la situazione è questa, far sì che una pagina cresca e la realtà da questa rappresentata aumenti la propria notorietà diventa una vera e propria impresa.

Tra le possibili soluzioni, quella di coinvolgere nella comunicazione i vertici dell’azienda è la più economica ed efficace in termini di ritorno d’immagine.

Ciò che sto dicendo, in buona sostanza, è che, in assenza di un prodotto o servizio realmente innovativo, nonché di un gruzzolo desinato alla pubblicità online, il primo a doversi rimboccare le maniche affinché il proprio brand si diffonda e arrivi forte e chiaro è lui: il boss, il responsabile, il titolare della baracca. Senza se e senza ma.

Di conseguenza, volendo dirla alla romana: “Capo, svejate! Te devi dà da fa!”.

I mercati sono conversazioni [cit.]

Ho già parlato in altre occasioni di quanto sia iniquo il trattamento che l’algoritmo di Facebook riserva ai post organici, nonché di come questo renda necessario il coinvolgimento diretto dei membri della singola realtà (azienda, associazione, etc.).

Ciononostante, ancora oggi sento dire che, se si desidera arrivare al pubblico di proprio interesse, il solo e unico modo per riuscirci è investire nell’advertising, ovvero spendendo millemila euro al mese in campagne di sponsorizzazione.

Ebbene, non è così che stanno le cose. L’advertising è sì importante, ma non è affatto l’unico mezzo utile a raggiungere lo scopo. E il perché è presto detto…

Su Facebook, così come su qualsiasi altra piattaforme social, i contenuti viaggiano attraverso le conversazioni degli utenti, i quali si interessano e parlano molto più volentieri di cose che vengono proposte loro da un individuo, piuttosto che da un’azienda. Ed è questo il motivo per cui è importante che un imprenditore accosti la sua immagine a quella del brand: per renderlo umano, vero, raggiungibile.

D’altronde, i Social sono stati inventati per permettere alle persone di entrare in contatto tra loro, non come passerella per le aziende e i loro prodotti e servizi.

Diventare il volto dell’azienda: da dove e come iniziare senza sbattersi troppo

Quello che ogni buon padrone della bottega dovrebbe fare, oltre ad affidare la cura della comunicazione su Facebook e le altre piattaforma social a una persona realmente competente, è farsi lui stesso portatore del messaggio aziendale.

Come? Ricondividendo i post della pagina con il proprio profilo personale, ad esempio. Avendo cura di presentarli nel modo più accattivante possibile e impostando la privacy come “Pubblica”, così da non dare alcun limite.

O ancora, potrebbe rendersi protagonista di brevi video in cui illustra la mission e la vision dell’azienda; mostra i metodi con cui lavora il proprio prodotto o eroga il proprio servizio; racconta al pubblico la vita dell’azienda e di chi ne fa parte.

Col tempo, tutto questo lavoro di comunicazione farà sì che gli utenti associno il brand al suo volto e il suo volto al brand. Il che fa decisamente la differenza.

Ma io Facebook lo uso per altre cose…

Tutti noi utilizziamo i social per altre cose, ed è proprio questo a renderli un ottimo canale su cui puntare. Chi, infatti, si iscriverebbe mai a un sito Web in cui si vedono solo pubblicità e promozioni? Io no di certo! Nessuno è così masochista.

Indi per cui, cari imprenditori all’ascolto, ora che la vostra azienda è online, il modo in cui utilizzate i Social deve cambiare radicalmente: la vostra immagine personale dovrà pian piano fondersi con quella professionale, in modo tale che i vostri contatti (e i contatti dei vostri contatti) scoprano cosa fate, come lo fate e perché.

Ovviamente non vi sto invitando a trasformare il vostro profilo personale in una copia della pagina aziendale, ma solo a inserire degli innesti legati al vostro lavoro. Così, di tanto in tanto. Tra la foto di un gatto al tramonto e un video di Casa Surace.

Che poi, diciamocelo sinceramente: ok i gatti e i video da ridere, ma uno spazio libero per promuovere quello che fate per campare vi avanzerà pure, no?

Impariamo dai migliori

In ultimo, se davvero non sapete da dove iniziare a comunicare e cercate qualcuno che vi ispiri, cominciate a seguire il buon Nico Caradonna e il suo Ottico del Web.

C’è tanto da imparare da personaggi come lui. Iniziate subito.

Alla prossima!


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Simone Bennati

37 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Faccio quello che porno. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
Simone Bennati

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6 Risposte

  1. AndyT ha detto:

    Ebbene, vi svelo un segreto: indicare l’advertising come l’unica via percorribile è una cazzata.

    Finalmente, qualcuno lo dice a chiare lettere.

    Come potenziale cliente, mi fiderei molto di più di una persona che stimo che del solito banner; e come azienda, prima di dare altri soldi a Zuckerberg… 😛

    • Simone Bennati ha detto:

      Il che mi sembra assolutamente normale e “non nuovo”, nel senso che abbiamo sempre ragionato/agito così. Quindi perché sui social dovrebbe essere diverso?

      Mistero della Fede…

  2. Condivido praticamente tutto, specialmente il tuo commento sull’inutilità del’advertising per un’attività locale. Non sarei tanto convinto sull’usare la pagina personale del capo o di un altro in azienda per condividere i post della pagina aziendale. Nel senso che non è detto che i miei amici su Facebook siano anche i miei clienti attuali o potenziali, loro sanno già cosa faccio senza che io glielo debba ricordare su Facebook. Di nuovo, potrebbe essere sufficiente se sono il proprietario di un’attività locale, ma difficile se ho un’azienda che si rivolge a clienti nazionali o internazionali. Oltre a affidarsi a un professionista (e questo sì sarebbe un buon punto di partenza), potrebbero rendersi utili rispondendo ai commenti sulla pagina, sempre secondo regole definite. Secondo la nostra esperienza il limite più importante comunque è la mancanza di coinvolgimento da parte di titolari e responsabili vari: Io ti pago la fattura, gestitelo voi, io ho cose più importanti da fare…

    • Simone Bennati ha detto:

      Ciao Manuel, ovviamente la questione va analizzata caso per caso. Il social è uno strumento potente che si rivolge ad un pubblico vasto, ma questo non significa che si adatti a qualsiasi situazione.

      In generale, l’impegno di un CEO in quella che è l’attività di promozione dell’azienda sui social ha anche lo scopo di “dare il buon esempio”. Molteplici studi, infatti, confermano che su un CEO è il primo a svolgere questa attività, anche i dipendenti si dimostreranno disponibili a farlo. Un fattore, questo, che porta all’instaurazione di un vero e proprio sistema di Employee Advocay, ovvero uno dei sistemi di promozione social più efficaci che ci siano. In tal senso, mega aziende come IBM, Cisco e Dell hanno lavorato e lavorano molto sul coinvolgimento dei propri dipendenti sul piano social, anche non avendone un vero e proprio bisogno, vista la notorietà e l’affermazione di tali brand.

      Un CEO, dunque, non può che portare giovamento alla propria azienda se si schiera in prima linea. E anche sei i suoi contatti più stretti potrebbero benissimo non essere interessati all’aspetto professionale della persona, bisogna sempre tenere a mente una cosa: il tuo pubblico ha un pubblico. Indi per cui, viste le dinamiche legate alla visibilità sui social, non sai mai a chi potrebbe arrivare il tuo messaggio.

      Indi per cui, perché non provare?

      Grazie per il tuo intervento e un saluto,
      Simone

      • Adesso ho capito bene e concordo con te, un post di Michael Dell sulla pagina FB vale più di quello che fa un community manager che chiaramente non ha la visione del CEO. Il mio commento invece era più relativo alla nostra zona (Nordest), dove purtroppo non ci sono tanti CEO, ci sono più piccoli imprenditori che difficilmente hanno il tempo e/o le competenze per aggiornare la propria pagina Facebook. Tutto chiaro adesso e complimenti per il tuo blog che ho iniziato a seguire da poco.

        • Simone Bennati ha detto:

          Ciao @kekrika:disqus,
          esattamente: un post del “boss” vale più di 100 posti di un SMM qualsiasi 🙂

          Anche nella nostra realtà, per quanto piccola e limitata, credo possa valere lo stesso. Ovvio che non parliamo di figure note e arcinote, ma comunque ognuno di noi (volente o nolente) ha il suo pubblico e la sua sfera di influenza. Tra l’altro dobbiamo ricordarci che il “vecchio imprenditore”, ovvero quello che non sa cosa sia il web e non ha intenzione di imparare ad usarlo, andrà via via scomparendo e che quindi sarà molto più facile che gli imprenditori del futuro siano usi ad utilizzare i social non solo per le comunicazioni personali, ma anche per curare la propria immagine di professionista, nonché primo portatore di un brand.

          Grazie a te per esserti interessato a questo post e al blog, mi auguro tu possa trovare contenuti che ti siano utili 🙂

          Buona serata! 😉