Facebook: la pagina aziendale non decolla? “Sfrutta” i tuoi dipendenti!

La pagina Facebook dell’azienda non decolla - Sfrutta i dipendenti

Visibilità su Facebook: pagine vs. profili

Che in termini di visibilità dei post organici le pagine Facebook siano meno performanti dei profili personali è cosa nota e risaputa, nonché del tutto logica: se, infatti, Facebook desse ai post pubblicati dalle pagine la stessa visibilità che dà a quelli dei profili, chi mai aprirebbe una pagina e ricorrerebbe all’advertising?

È in ragione di questa necessità di monetizzare che Facebook, come giustamente sottolineato da Rudy Bandiera, obbliga i brand e le aziende ad aprirsi una pagina e spinge affinché vengano sponsorizzati quanti più contenuti possibile.

Nasce, a questo punto, un’ovvia domanda: come si fa a far sì che i post pubblicati con la propria pagina Facebook (e che non si desidera sponsorizzare) non finiscano nell’oblio, ma raggiungano comunque un numero significativo di utenti?

Una delle soluzioni possibili consiste nello sfruttare i profili Facebook di chi nella propria azienda ci lavora, così da aumentare la visibilità organica dei singoli post.

Vediamo insieme cosa intendo di preciso…

Nessuno è sfruttato, tutti collaborano

So che il termine sfruttamento potrebbe suonare brutale, ma vi assicuro che ciò che ho in mente può essere fatto in modo estremamente soft, in quanto punta semplicemente a stimolare la collaborazione tra i membri della stessa azienda.

Volendo sintetizzare, il trucco sta nel realizzare e condividere tramite la pagina Facebook dell’azienda contenuti che interessino e coinvolgano soprattutto coloro che fanno parte della stessa. Generando, così, interazione spontanea.

Provo a spiegarvelo meglio con un esempio…

Mettiamo che io sia il CEO di un’agenzia di comunicazione. Al momento di definire il piano editoriale social, mi focalizzerei sulla produzione di contenuti inerenti il mio settore e la mia materia di competenza, confezionando articoli, grafiche, guide, etc.

Una volta che il singolo post è pronto, non solo andrei a condividerlo con la pagina Facebook dell’agenzia, ma anche con il mio profilo personale. Così facendo, infatti, se il post è realmente utile e mette in risalto il mio lavoro e quello dei miei collaboratori, anche loro potrebbero sentirsi stimolati a fare lo stesso.

L’uso del condizionale non è, però, casuale: affinché la cosa funzioni, infatti, è necessario che il domino di ricondivisioni si avvii spontaneamente, ovvero senza alcun tipo di pressione dall’alto. Obbligare le persone a fare ciò che non vogliono fare produce come unico risultato quello di indisporle. E questo è male!

Il curioso caso di Luca il grafico

Riprendendo l’esempio precedente, ipotizziamo, ora, che io sia il curatore del blog dell’agenzia e che debba scrivere un articolo su come si realizza un logo.

Visto che mi occupo di parole, e non di grafica, come potrei fare per risolvere?

Le opzioni a mia disposizione sono fondamentalmente due:

  1. Potrei cercare su Google articoli che parlano di come si crea un logo, leggermeli, copiare un pezzo da questo e un pezzo da quello e infine metterli insieme
  2. Potrei andare da Luca, il grafico dell’agenzia, e chiedergli: “Senti, Luca, mi spieghi qual è la procedura che segui quando devi realizzare un logo?”

Nel secondo caso, quindi, potrei chiedere l’aiuto a un collega ben più esperto di me, il quale non solo mi fornirebbe tutte le informazioni e le specifiche di cui necessito, ma diventerebbe anche il protagonista dell’articolo, ottenendo grande visibilità.

Questo, se Luca è tanto sveglio quanto capace nel suo mestiere, dovrebbe spingerlo a condividere l’articolo, anche solo per il gusto di dire: “Guarda, mamma: questo sono io!”. E lo stesso, magari, farà anche il resto dei colleghi.

Perché le aziende, se vogliono emergere, debbono agire come squadre.

La visibilità porta lavoro e guadagno

Dal punto di vista del dipendente, il ritorno consiste nel fatto che ogni condivisione aumenta il numero delle persone raggiunte dal post. Persone che, volta dopo volta, potrebbero persino decidere di diventare clienti o partner dell’azienda. E se l’azienda acquisisce nuovi clienti, significa che c’è nuovo lavoro. Cosa che, quantomeno in linea teorica, non dovrebbe far dispiacere a nessuno.

Alla prossima!


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Simone Bennati

37 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Faccio quello che porno. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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