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A che serve fare Social Listening, se poi ignoriamo chi ci nomina?

  • Simone Bennati
  • 22 Maggio 2017
  • 3 minute read
A che serve fare Social Listening se poi ignoriamo chi ci nomina?
Indice dei contenuti
  1. Particella di sodio a chi?
  2. I Social sono come la morte: non fanno differenze
  3. Il Social Listening non è un’attività fine a se stessa
  4. Essere all’ascolto è bene, ma interagire è meglio

Particella di sodio a chi?

Ogni volta che condivido un articolo sui Social, sto sempre bene attento a fare 3 cose: taggare l’autore, la fonte e, in generale, ognuno dei soggetti a cui è riferito l’articolo stesso.

Come tutti sappiamo, tanto su Facebook, quanto su LinkedIn e gli altri Social Network, ogni volta che tagghiamo qualcuno o qualcosa in un post, questo viene raggiunto da una notifica.

Ebbene, nel 99% dei casi, al mio tag non fa seguito alcun tipo di feedback, nel senso che non ricevo alcuna risposta dai soggetti taggati. Non dico un “grazie”, il quale rappresenterebbe l’apice dello sforzo, ma neanche un “Mi piace”, un cuore o un qualsiasi altro cenno di vita.

La domanda, a questo punto, è: che li spendiamo a fare centinaia (se non migliaia) di euro per i più elaborati sistemi di Social Listening, se poi ignoriamo bellamente coloro che parlano di noi?

I Social sono come la morte: non fanno differenze

Quello di dare visibilità a tutte le figure che orbitano attorno ad un contenuto attraverso l’ottimizzazione delle condivisioni sui Social è un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Non importa se la testata dalla quale ho tratto l’articolo è semisconosciuta o se l’azienda nominata in esso ha come sede legale un garage di periferia: se il pezzo è scritto come Cristo comanda e l’argomento trattato è interessante, allora merita il massimo del mio impegno.

Allo stesso modo, nel momento in cui sono io ad essere taggato nelle condivisioni altrui, sia che queste provengano dalla Pagina Facebook del giornalino di quartiere, sia che a taggarmi sia stato l’esperto di Digital Marketing di turno, è mio preciso dovere dare un riscontro.

Al netto di casi limite e di difficile gestione, come quelli dei brand aventi un seguito di migliaia di utenti, non esistono differenti livelli di importanza quando si parla di interazione sui social.

E chi ha capito questo, grande o piccolo che sia, è già un pezzo avanti rispetto alla concorrenza.

Il Social Listening non è un’attività fine a se stessa

Quelli che di voi seguono questo blog con maggiore assiduità avranno forse notato che, oltre ad articoli “di riflessione” come il presente, mi cimento spesso e volentieri nella presentazione e l’approfondimento di alcuni tool specifici per il Copywriting o il Social Media Marketing.

Anche questi articoli, così come tutti gli altri, finiscono sui miei profili social e, in occasione della loro condivisione, mi curo di dare il dovuto risalto ai soggetti che li riguardano.

Magari non mi crederete, ma, post condivisione, è capitato più e più volte che le aziende sviluppatrici dei suddetti tool mi contattassero per ringraziarmi per aver parlato di loro.

Ho ricevuto email, messaggi privati e, in alcuni casi, mi è stata anche offerta la possibilità di provare gratuitamente i servizi offerti per un periodo di tempo limitato. E no, non ci eravamo mai visti né sentiti prima. Nessuna strategia di promozione. Nessun accordo. Niente.

Tali aziende, quindi, una volta intercettato il mio messaggio, non solo hanno colto l’occasione per mostrami il loro apprezzamento, ma hanno anche approfittato della stessa per provare a fidelizzarmi, ovvero spingermi a legarmi a loro in maniera ancor più profonda.

Questo è o non è un buon modo di dare un seguito ad un’attività di Social Listening?

Essere all’ascolto è bene, ma interagire è meglio

Tornando a quello che era il quesito iniziale, se volete veramente sfruttare i Social Network in modo utile e profittevole, non fermatevi al mero monitoraggio delle conversazioni, ma stabilite un contatto con coloro che parlano di voi, sia quando vi elogiano, sia quando vi attaccano.

Essere attenti e partecipativi è fondamentale ai fini della credibilità e porta all’instaurazione di un rapporto azienda-cliente (o brand-cliente, o professionista-cliente) che, se già positivo, non potrà che farvi guadagnare il favore di un pubblico sempre più ampio e qualificato.

Quindi non fate come il Marchese del Grillo, perché sui Social nessuno è “qualcuno”.

Simone Bennati

43 anni portati splendidamente. Romano de Roma. Ex Grafico e Web Designer, oggi Social Media Manager e Copywriter per aziende e professionisti. Birretta? 🍺

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3 commenti
  1. AndyT ha detto:
    22 Maggio 2017 alle 9:47

    Ma chi sono ‘sti cafoni – per me ogni menzione è una festa 😀

    E poi, come giustamente hai ricordato, non si sa mai cosa può succedere dando credito all’autore di un pezzo: su LinkedIn, mi è capitato di ricevere un mi piace da Jeff Weiner in persona (e sì, me ne vanto :D)

    Sai quanti follower e richieste di contatto nuove di pacca?

    1. Simone Bennati ha detto:
      22 Maggio 2017 alle 9:53

      Oh, stai a fa er coatto! 😀

  2. Giovanni Postiglione ha detto:
    31 Maggio 2017 alle 19:27

    Concordo a pieno, grazie Simone per questo post.
    Penso che le riflessioni siamo spesso molto più utili rispetto a tante descrizioni di tool o altro. Non che siano meglio o peggio, intendo che servono discorsi e approfondimenti del genere per capire cosa c’è dietro tutto il mondo del social media marketing, per capire la mentalità e la strategia. Si tratta di persone e non di robot, tutto sommato no?
    Dire GRAZIE sul web dovrebbe essere la regola numero uno: è un privilegio, oggi, essere taggati, citati e menzionati. Il popolo della rete è immenso: perché proprio io? Forse ho fatto qualcosa di buono o di cattivo. Non importa. Ho il dovere di ringraziare. È la mia storia che emerge, e viene messa in luce. Ringraziare è il minimo.

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