La rivolta delle macchine: quando troppa tecnologia fa male

La rivolta delle macchine

Una pericolosa inversione dei ruoli

Credo che non dimenticherò mai la settimana tra il 14 e il 21 febbraio 2015.

Perché? Perché è stata un vero e proprio inferno, almeno per me.

L’ho chiamata “La settimana della rivolta delle macchine”, in quanto tutto quello che poteva accadere di tecnologicamente nefasto è effettivamente accaduto. Il blog ha funzionato di merda, l’iPhone è morto e il mio computer principale… beh, è da venerdì scorso che non lo spengo. Non ho il coraggio di farlo. Sospetto che possa non ripartire. E allora sì che sarebbero cazzi seri.

Non a caso ho scelto come immagine di copertina di questo post un fotogramma tratto dal film d’animazione “9“. Nel caso in cui non l’abbiate visto, vi consiglio di sbrigarvi a farlo!

Di buono c’è che proprio a causa di questo casino ho rimesso a fuoco un punto centrale dell’esistenza, la mia come quella di tanti altri che lavorano nel settore informatico o della comunicazione. Un punto che avevo perso di vista e che invece dovrei tenere sotto gli occhi ogni giorno, quasi come fosse un tatuaggio, ovvero: una vita troppo tecnologica è una vita malata, da schiavo, una non-vita in cui uomo e macchina vivono una pericolosa inversione dei ruoli.

Il fatto che sia proprio io a sostenerlo potrebbe suscitare stupore o quantomeno perplessità, ma fidatevi se vi dico che chiunque, ad un certo punto, sarebbe arrivato a pensare lo stesso.

Vi spiego quindi come ci sono arrivato io…

Ommioddio! Ommioddio!

Tutto è iniziato la mattina del giorno di San Valentino, quando mi sono accorto che il blog non era raggiungibile. Lì per lì, grazie all’intervento del mio fornitore di hosting, ho risolto il problema, ma per ragioni che tutt’ora ignoro, esso si è ripresentato per l’intera settimana.

Dopo i primi due giorni di patimento, mi sono messo alla ricerca di una app per iPhone che fosse in grado di monitorare costantemente lo stato di salute di bennaker.com e di avvisarmi nel caso in cui questo non fosse raggiungibile (alla fine ho scelto Uptime Robot, che non è un tool online).

Di app di questo tipo ne ho trovate tante, ma tutte richiedevano l’aggiornamento di iOS dalla versione 7 alla versione 8. Quella dell’aggiornamento è un’operazione che odio fare perché so bene quanto possa essere rischiosa. Un errore del cazzo e *poof*, addio dispositivo.

iPhone Fail

La situazione, però, era decisamente grave ed in qualche modo dovevo contenere i danni. Mi sono dunque fatto coraggio e, tramite iTunes, ho dato il via all’aggiornamento.

L’avessi mai fatto…

Terminato il download di iOS8, iTunes passa all’installazione del nuovo sistema operativo.

Tempo 3 minuti e un errore viene visualizzato sul monitor del mio pc:

“Impossibile aggiornare iOS. Errore sconosciuto numero XXXX.”

o qualcosa del genere.

ITunes Recovery Mode LoopImprecando copiosamente tento di riavviare l’iPhone. Ci provo una, due, tre, dieci, venti volte. Niente. Morto. Inchiodato su una schermata nella quale campeggiano su fondo nero il logo di iTunes e la silhouette di una presa USB. Come a dire “Dai, collegami al PC ed apri iTunes”

“Ma tu sei collegato al PC ed iTunes è aperto, brutto pezzo di mela!”

A nulla sono serviti i tentativi di rianimazione nei quali mi sono cimentato e così, ormai stanco e affamanto (era infatti passata da tempo l’ora di cena e io non avevo toccato cibo), ho deciso di chiedere aiuto agli amici smanettoni di Facebook.

Il tentativo estremo e l’illuminazione

Fortunatamente la risposta è stata tempestiva e generosa. In molti mi hanno suggerito soluzioni, linkato guide, tools, etc. Tutta roba che da solo non avrei saputo neanche cercare.

Tra tutti, l’amico Piero Mamberti si è dimostrato il più agguerrito e competente. Suo, infatti, il consiglio di provare ad utilizzare un paio di software che, teoricamente, avrebbero dovuto far uscire il mio iPhone dal Recovery Mode Loop (così lo chiamano quelli bravi) in cui si era infilato.

Il primo software, una volta installato ed avviato, non ha risolto il problema. Il secondo, invece, non sono neanche riuscito ad installarlo, in quanto mi mancava la giusta versione di Java.

E’ a questo punto che ho avuto l’illuminazione.

Non se po fa sta vita!

Ricapitolando:

  1. Ho avuto un problema con il blog e per arginarlo ho pensato di installare un app sul telefono;
  2. Per installare l’app sul telefono dovevo necessariamente aggiornare il sistema operativo;
  3. Fallendo la fase di aggiornamento, mi sono ritrovato con il telefono bloccato;
  4. Per sbloccare il telefono avevo bisogno di un software che, a sua volta, aveva bisogno di un altro software e io, a notte fonda, dopo una giornata di lavoro e a digiuno, ero lì che bestemmiavo davanti al PC perché non riuscivo ad installarlo.

A questo punto ho una sola domanda per voi:

Vi pare normale ridursi in questo modo?

Quello che voglio dire è: ci rendiamo conto di quanto siamo diventati schiavi della tecnologia che ci circonda? Ricordo male io o la tecnologia era nata con l’obiettivo di semplificarci la vita? Cosa ci sarebbe di semplice in situazioni come quella che ho appena descritto?

E’ ora di mettere un freno

La verità è che stiamo giorno dopo giorno perdendo il controllo della situazione. Corriamo dietro a quella che viene spacciata come innovazione, quando invece non è altro che complicazione.

Innovazione vs. Complicazione

Dal canto mio ho rinunciato a sbloccare l’iPhone, il quale giace tutt’ora nella sua confezione originale insieme alla cavetteria e agli accessori che negli anni ho acquistato (mortacci mia!).

Ho rinunciato perché mi sono sentito un’idiota nel fare quello che stavo facendo, ovvero tentare di rianimare un telefono, attività che mi stava costando una fatica inumana e che mi aveva convinto a rinunciare a nutrirmi, nonché a dormire.

Questo non è affatto normale, né sano.

Hanno vinto i produttori. Ci hanno in pugno

Quando sui social network accenno al tema della telefonia, i feticisti di Apple e i puristi di Android si scannano tra di loro come farebbero comunisti e liberisti. Alcuni si esprimono con una violenza che, lo confesso, a tratti mi spaventa.

E tutto questo per cosa? Per difendere il buon nome di questa o quella casa produttrice di roba elettronica o magari di questo o quel sistema operativo per dispositivi mobili.

Io non capisco più cosa sta succedendo. So solo che grazie a questa esperienza ho imparato a fottermene di tutto ciò che non solo non mi semplifica la vita, ma me la complica pure!

E’ la tecnologia che ci appartiene e non noi che apparteniamo ad essa.

Questo non dobbiamo dimenticarlo mai.

Immagine di copertina tratta da focusfeatures.com
Immagine "Fail" tratta da memeburn.com
Immagine "Recovery Mode" tratta da support.apple.com
Immagine con omino e mouse tratta da mailchimp.com

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La rivolta delle macchine: quando troppa tecnologia fa male
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Simone Bennati

Simone Bennati

35 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Faccio quello che porno. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
Simone Bennati

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7 Risposte

  1. La Marchesa ha detto:

    Porca vacca se mi è capitato.. esperienza kafkiana.. io nn ho iphnoe, non li amo, quando vai nei loro negozi sembra di entrare in una setta new age, costano un botto e li trovo complicati, gli altri sono più scarrettati, e si inchiodano, aprono cose, un troiaio. Pensavo l'altro giorno, ho mezza vita in rete, pensa se domani ogni accesso, per "x" motivi, fosse bloccato che so per una settimana? panico totale!
    Non so come si possa trovare un punto di equilibrio, di misura, ci provo, un qualche trucchetto però l'ho adottato, non compro mai, mai nuovi modelli di alcunchè, ma sempre roba di almeno una stagione scorsa, esco, vedo gli amici, vado a cena e spesso mi dimentico di caricare il cellulare… può essere un inizio no?

  2. Simone Bennati ha detto:

    Noto con piacere che abbiamo la stessa abitudine: lasciar passare del tempo tra l'uscita sul mercato del prodotto e l'acquisto dello stesso da parte nostra 🙂 Faccio così con tutto: telefoni, sistemi operativi, donne 😀

  3. Paola de caro ha detto:

    Mi ricordo delle prime volte che formattavo il pc… notte intera sveglia a reinstallare fino al più insignificante dei programmi come se non potessi vivere senza…
    Molti di noi credo siano arrivati alla tua stessa conclusione quando, a un certo punto, con gli occhi gonfi, affamati, disfatti, siamo riusciti a guardarci dall’esterno e finalmente a capire 🙂

    • Simone Bennati ha detto:

      Ciao @disqus_6DXsndqFcF:disqus,
      mi viene in mente lo spot della Vodafone (correggimi si sbaglio) il cui slogan era “Tutto intorno a te” 🙂

      So bene cosa si passa quando si è costretti a formattare il pc. Per anni, pensa, mi sono cronometrato. Ero arrivato al punto di riuscire a ripristinare totalmente il mio pc (minchiate comprese) in meno di 8 ore. Un automa, in pratica.

      Ora, fortunatamente, non sono più così fissato con questa roba. Anzi, mi sto mano mano liberando di schemi mentali e metodi che mi rendevano uno schiavo della tecnologia. Ad oggi, se qualcosa non funziona, la mia reazione si è notevolmente ridimensionata. Prima era il panico totale.

      Chi subisce il fascino della tecnologia incorre anche in questi estremi. Ma si guarisce, si guarisce… 🙂

      Grazie per essere passata di qui ed aver lasciato questo commento :*

      • Paola de caro ha detto:

        Sono fuori dal tunnel anche io per fortuna 🙂 Continua con i tuoi scritti, così internet mi sembra meno inutile 😉