Se Twitter diventa Facebook, possiamo anche dirgli addio

Se Twitter diventa Facebook, possiamo anche dirgli addio

Twitter: il social che soffriva di crisi d’identità

Oggi è il 14 dicembre 2015 e se inizio sottolineando questo è perché, sul fronte dei social media, il momento storico che stiamo vivendo è di particolare importanza.

Giusto qualche giorno fa, infatti, ha cominciato a circolare la notizia secondo la quale Jack Dorsey & Co. stanno sperimentando la possibilità di modificare la modalità con la quale vengono mostrati i tweet sulla timeline degli utenti. A spingerli sarebbe il desiderio di passare da una visualizzazione di tipo cronologico ad una incentrata sulla rilevanza dei tweet, ovvero ciò che Facebook fa da sempre con i contenuti pubblicati da utenti e pagine (vedi Edgerank).

L’obiettivo che si intende raggiungere è semplice da immaginare: recuperare terreno sul social network di Mark Zuckerberg, riconquistando così la fiducia di utenti, aziende ed investitori.

Ma siamo sicuri che imitare Facebook sia la cosa giusta da fare?

Quando Twitter si fa duro…

Anche se per ora si parla solo di esperimenti, viste le difficoltà che sta riscontrando Twitter in termini di appeal sul pubblico, un cambio di rotta del genere era più che prevedibile.

Se veramente sarà un algoritmo a decidere cosa verrà mostrato in primo piano all’utente e cosa no, chi vorrà continuare a condividere i propri contenuti sulla piattaforma dell’uccellino blu dovrà necessariamente curarsi di confezionare al meglio ogni singolo tweet.

Questo significa imparare a sfruttare con criterio ed astuzia gli hastag, le citazioni, i contenuti multimediali ed i tag, ovvero tutta quella serie di strumenti che da sempre permettono ad un tweet di essere notato ed intercettato con maggior facilità.

Come la teoria dell’evoluzione ci insegna, coloro che sapranno adattarsi al cambiamento, sopravviveranno. Tutti gli altri, invece, faranno la fine del povero Sig. Tranquillo.

#Lammerda e la morte di Twitter

Il mio timore più grande è che la cosiddetta rilevanza venga calcolata in base al numero di interazioni generate dal tweet e che quindi vengano considerati quali rilevanti, ovvero degni di essere mostrati in primo piano, i tweet più retwittati, “cuorati”, commentati, etc.

Se così fosse, riuscite ad immaginare quali tipi di tweet sarebbero?

Sarebbero quelli contenenti le stronzate, quali gattini, freddure, foto soft-porn, pseudo-micro-poesie, etc. In pratica Twitter diventerebbe un secondo paradiso de #lammerda, esattamente come lo è Facebook, perdendo così quello che è il suo vero punto di forza: l’essere diverso.

Venendo a mancare questa diversità, e considerata quella che è la differenza tra il numero di utenti di Facebook e quello degli utenti di Twitter, non avrà più senso utilizzare quest’ultimo.

Cosa che, se la logica non mi inganna, condurrà Twitter a morte certa.

Molto bene. Anzi, molto male.

Alla prossima!


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Simone Bennati

Simone Bennati

35 anni portati splendidamente. Egotista. Croccante fuori e morbido dentro. Faccio quello che porno. Scusate se sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.
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2 Risposte

  1. AndyT ha detto:

    In linea di principio non sono contrario a delle timeline “sperimentali”, purché non si cada appunto in una pedissequa “facebookizzazione”: per esempio, si potrebbe realizzare uno “smistamento” in base agli argomenti, o agli hashtag usati.
    Così ognuno potrebbe vedere i tweet più popolari sui temi che gli interessano, siano i gattini, gli One Direction o la Fisica Nucleare.

    • Simone Bennati ha detto:

      Ecco, questa sarebbe una soluzione intermedia cucita addosso all’utente e sicuramente molto più utile e rassicurante di quella a cui ho pensato io 🙂