Indice dei contenuti
- Informare per scegliere, nel nome della consapevolezza
- Promozione sui social: dalla domanda latente alla viralità
- 1. I social potrebbero non essere lo strumento più adatto su cui investire
- 2. I social non aggiungono niente, ma amplificano ciò che già c’è
- 3. Identificare ciò che ci rende unici è il primo primo passo
- 4. Stare su tutti i social non serve, bastano quelli giusti
- 5. Alla comunicazione si lavora insieme, altrimenti non funziona
- 6. Il Social Media Manager non è un tuttofare
- 7. La viralità è un imprevisto, non un obiettivo
- Social Media Marketing e Copywriting: serve ‘na mano?
Informare per scegliere, nel nome della consapevolezza
Coloro che vogliono promuovere la propria attività sui Social Media sono di 3 tipi:
- quelli che pensano che i social siano la moda del momento, e vadano quindi cavalcati
- quelli che si sentono costretti a farlo perché i competitor ci sono già tutti, e pure da un pezzo
- quelli incuriositi dal fatto che dai social potrebbero ottenere visibilità, quindi perché non provare?
Premesso che nessun Social Media Manager ha il diritto di giudicare le motivazioni altrui, prima di mettersi a parlare di piani editoriali e campagne di advertising, ritengo sia doveroso trasmettere a ogni potenziale cliente alcuni concetti base, così che sia in grado di effettuare scelte consapevoli.
Vediamo, quindi, le 7 cose da considerare prima di cominciare a promuoversi sui social.
Promozione sui social: dalla domanda latente alla viralità
Come detto poc’anzi, quella di sbarcare sui social deve essere una scelta consapevole, il che significa che chi la opera deve possedere un set di nozioni e concetti propedeutici e imprescindibili.
Volendo sintetizzare, potremmo dire che un qualsiasi soggetto interessato a promuovere la propria attività su Facebook, Instagram, LinkedIn e compagnia cantante deve innanzitutto sapere che…
1. I social potrebbero non essere lo strumento più adatto su cui investire
Il primo e più importante punto sul quale voglio soffermarmi è quello della differenza tra domanda latente e domanda consapevole: un utente che lancia una ricerca su Google sa già di cosa ha bisogno, quindi la sua è una domanda consapevole; al contrario, un utente che “scrolla” pigramente il feed di Instagram non sta cercando nulla di specifico, quindi la sua è una domanda latente. Vista questa importante differenza, è compito del Social Media Manager capire se il prodotto/servizio del cliente si presta o meno all’intercettazione della domanda latente, e quindi alla promozione sui social.
Facciamo un esempio: se il nostro potenziale cliente ha un’attività di ristorazione (un fast food, un pub, ecc.), allora le piattaforme social rappresentano un potente strumento di promozione, in quanto, grazie agli strumenti di social advertising, è possibile far arrivare i propri contenuti (foto, video, ecc.) a un pubblico potenzialmente interessato in modo molto efficace. Se, invece, il nostro cliente offre servizi di pronto intervento idraulico o fognario, allora avrebbe più senso tentare di intercettare le ricerche degli utenti sui motori di ricerca, investendo su strumenti come il sito web e l’advertising su Google.
2. I social non aggiungono niente, ma amplificano ciò che già c’è
È convinzione di molti che i social siano una sorta di upgrade, ovvero che aggiungano qualità al proprio prodotto, servizio, brand o azienda. La realtà, però, è decisamente meno accomodante…
Poniamo il caso di Mario il pizzaiolo. Se Mario fa una pizza eccezionale, grazie ai social ha la possibilità di far conoscere la sua arte a un gran numero di persone. Ma se, invece, Mario fa una pizza da voltastomaco, la sua incapacità diventerà nota a una altrettanto ragguardevole quantità di gente.
La verità, quindi, è che i social non aggiungono niente a un’attività, ma amplificano ciò che già c’è, tanto nel bene quanto nel male. Certo, si può sempre raccontare che il proprio prodotto o servizio è il migliore di tutti, ma se la realtà non dovesse soddisfare l’aspettativa generata, sarà sufficiente una singola recensione negativa per far crollare il castello. Attenzione, quindi, a non raccontare palle.
3. Identificare ciò che ci rende unici è il primo primo passo
Inutile girarci intorno: se un’attività è banale o anonima, non avrà comunque successo.
Magari l’avrete sentito mille volte, ma sui social vince l’unicità, ovvero la capacità di distinguersi dagli altri, sia in termini di forma che di sostanza. Prima di cominciare ad aprire pagine e pubblicare post, ponetevi questa domanda: “Perché un cliente dovrebbe scegliere me, anziché un mio competitor?”.
Se non riuscite a darvi una risposta, allora non siete pronti per farvi promozione sui social.
4. Stare su tutti i social non serve, bastano quelli giusti
Del fatto che non tutti i prodotti e servizi siano adatti a essere veicolati attraverso i Social Media abbiamo già parlato, ma c’è un secondo elemento che richiede un’attenta valutazione: la congruenza tra la propria offerta e il tipo di pubblico che popola la piattaforma su cui si intende approdare.
Cerco di spiegarmi con un esempio: se ho un brand di abbigliamento e il mio target è rappresentato da ragazzi/e tra i 20 e i 25 anni, per quale motivo dovrei aprire un profilo su X? Magari, visto che andrò a proporre quasi esclusivamente foto e video, potrei creare un profilo TikTok o una pagina Instagram, dove la concentrazione di Gen Z è decisamente più alta e i contenuti visivi viaggiano alla grande.
La morale della favola è che la presenza del brand all’interno della singola piattaforma social deve essere coerente e oggettivamente motivata, altrimenti si va a creare solo inutile dispersione.
5. Alla comunicazione si lavora insieme, altrimenti non funziona
Non mi stancherò mai di ripeterlo: ingaggiare un Social Media Manager con la convinzione che si occuperà della comunicazione aziendale in totale autonomia è tanto grottesco quanto ingenuo.
Anche se molti faticano ancora a comprenderlo, la comunicazione social che funziona si fonda sul lavoro di due “custodi”: il primo è il Social Media Manager, il quale è custode del “come” si comunica; il secondo, invece, è l’imprenditore – o il professionista, se parliamo di un freelancer – il quale è custode del “cosa” si comunica. L’unione di queste due forze porta alla creazione di un messaggio coerente ed efficace, il quale porti visibilità all’offerta commerciale e generi interesse verso la stessa.
Da un lato la forma, dall’altro la sostanza. E sono necessarie entrambe per riuscire nell’impresa.
6. Il Social Media Manager non è un tuttofare
Credere che un Social Media Manager sia una sorta di “fabbrica delle meraviglie” capace di realizzare qualsiasi tipo di contenuto è un classico intramontabile, nel mondo della comunicazione social.
Premesso che è bene che un Social Media Manager conosca le basi del copywriting e del graphic design, nel caso in cui, ad esempio, si desidera realizzare un video professionale che presenti i propri servizi, sarà necessario rivolgersi a un bravo Video Maker, ovvero uno specialista nella creazione e l’editing di video. Allo stesso modo, se si vogliono realizzare delle foto del proprio locale da inserire sul profilo dell’attività su Google, bisognerà contattare un fotografo specializzato in fotografia d’interni.
È una spesa? Sì, lo è. Ma se si vogliono fare le cose per bene, allora “a ognuno il suo mestiere”.
7. La viralità è un imprevisto, non un obiettivo
Checché ne dicano i fan del talento, il fatto che un post diventi virale non è mai dovuto a una straordinaria strategia o all’intuizione di chi lo ha confezionato, ma alla fortuna. Sì, solo a quella.
Vi ricordate, tanto per fare un esempio, cosa accadde nel 2019 a un post pubblicato dalla pagina Facebook di IKEA? Un banale testo privo di senso e frutto di un errore umano diventò virale in poche ore, portando un’enorme visibilità all’azienda. Strategia? No, fortuna. Anzi, culo. Puro e semplice culo.
La viralità, quindi, non può essere l’obiettivo di un’attività di comunicazione. Investire su qualità e costanza, proponendo contenuti utili e coinvolgenti, è la strada da seguire. E chissà che, agendo in modo organizzato e coerente, non capiti comunque di sfornare il contenuto fortunato.
Social Media Marketing e Copywriting: serve ‘na mano?
Ora che siamo giunti al termine di questo articolo, non mi rimane che rivolgere il consueto invito.
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Valuterò se e come posso aiutarti, ricontattandoti quanto prima.
