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Meno contatti, più interazione: come e perché fare pulizia su LinkedIn

  • Simone Bennati
  • 2 Maggio 2018
  • 4 minute read
Meno contatti, più interazione: come e perché fare pulizia su LinkedIn
Indice dei contenuti
  1. Come il Prodi di Guzzanti, ma meglio
  2. Dimmi che contatti hai e ti dirò chi sei
    1. Stranieri che non parlano italiano
    2. Chi utilizza LinkedIn come un CV online
    3. Quelli che loggano, postano e se ne vanno
    4. Gente che vuole solo svagarsi e/o broccolare
    5. Zero interessi in comune, zero rapporti
  3. Il gioco vale la candela (?)

Come il Prodi di Guzzanti, ma meglio

È passato circa un anno e mezzo da quando ho deciso di ripulire la fanbase della Pagina Facebook di questo blog, ovvero di togliere il like dato da tutti quegli utenti che, per un motivo o per l’altro, avevo classificato come “fan inutili”.

Un gesto che ad alcuni sembrò controproducente e brutale, ma che in realtà segnò un nuovo inizio, portandomi a ottenere esattamente ciò che volevo: un netto aumento dell’engagement dei post e un’importante crescita del seguito.

In questi giorni, dopo aver osservato i risultati di alcuni esperimenti, ho deciso di fare lo stesso con i miei collegamenti di LinkedIn, togliendo il contatto ai collegamenti con i quali c’è un rapporto debole o del tutto inesistente. Un po’ come faceva il sorridente, ma sadico, Romano Prodi di Corrado Guzzanti…

In questo articolo voglio quindi illustrarvi quali tipologie di utenti ho silurato, come sono riuscito a identificarli e perché ho voluto rinunciare al loro collegamento.

Attenzione, però: metodologia a parte, quelle che leggerete sono valutazioni puramente personali, quindi nessun comandamento o regola aurea in arrivo.

Dimmi che contatti hai e ti dirò chi sei

Premesso che su LinkedIn esiste una netta distizione tra collegamenti e follower e che l’attività di pulizia di cui sopra è tutt’ora in corso, ecco quali sono gli utenti con i quali ho deciso di non essere più in contatto diretto:

Stranieri che non parlano italiano

Andando a spulciare nella mia lista dei collegamenti e dei follower, una delle prime cose che ho notato è la significativa presenza di utenti stranieri.

Analizzata la loro attività, ho scoperto che nessuno dei contenuti con i quali avevano recentemente interagito era in lingua italiana, ovvero l’unica che uso.

Non trovando alcun senso nell’esserci in contatto, ho quindi deciso di togliere loro il collegamento, nonché bloccare quelli dai quali ero anche solamente seguito. Per liberarsi dai follower poco graditi, infatti, non si può fare altrimenti.

Chi utilizza LinkedIn come un CV online

Un’altra categoria di utenti molto diffusa su LinkedIn è rappresentata da quelli che si sono registrati alla piattaforma, hanno compilato il profilo (in modo più o meno dettagliato), ma poi non hanno più aperto LinkedIn. Neanche per sbaglio.

Magari alcuni di questi possono aver deciso di iscriversi solo perché spinti da amici o colleghi, ma avere un profilo fermo non serve comunque a niente.

Quindi, al fine di disperdere ancor meno la visibilità dei miei post, non ho potuto fare altro che rimuovere dai miei collegamenti anche questo secondo tipo di utenti.

Quelli che loggano, postano e se ne vanno

Lo avrete sicuramente notato anche voi: ci sono alcuni utenti che si affacciano su LinkedIn di rado, tipo una volta alla settimana, e solo per pubblicare link, magari che rimandano a contenuti editoriali ospitati tutti sul medesimo sito.

Penso, ad esempio, ad alcuni blogger che utilizzano LinkedIn solo per condividere i loro nuovi articoli. Loggano, piazzano il link e tanti saluti. Anzi, a volte neanche loggano, ma sono dei software a fare tutto il lavoro. Software tipo IFTTT.

Ecco, mantenere il collegamento con questo tipo di utenti è pressoché inutile, in quanto non sono su LinkedIn per interagire, ma per sfruttarlo come una vetrina per i contenuti propri o della propria azienda. E quindi tanto vale salutarli.

Gente che vuole solo svagarsi e/o broccolare

Qui entriamo nella sfera degli obiettivi personali, ovvero dei motivi per i quali una persona ha deciso di crearsi un account su LinkedIn.

La mia permanenza, ad esempio, è motivata dal fatto che desidero entrare in contatto con professionisti del mio stesso settore, nonché con individui che potrebbero avere bisogno di un know how come quello da me posseduto.

Una scelta del genere fa sì che coloro che utilizzano LinkedIn per condividere foto delle vacanze, selfie, gattini, video demenziali o frasi motivazionali siano molto distanti dai miei bisogni. E lo stesso dicasi per i broccolatori seriali, ovvero tutti quegli utenti la cui unica attività all’interno della piattaforma consiste nel commentare le foto di avvenenti donne in carriera (e non) con frasi tipo: “Sei bellissima!”, “WOW! WOW! WOW!” oppure “Che angelo che sei! Portami in volo con te!”.

Per quanto io trovi divertente incrociare questi individui, so già che non presteranno la minima attenzione alle mie pubblicazioni, quindi mi conviene eliminarli.

Zero interessi in comune, zero rapporti

Ultimi, ma non ultimi, tutti quegli utenti con i quali – e lo dico senza alcuna cattiveria – non ho alcun interesse in comune. Gente che si occupa di sport, botanica, teatro, geologia o di qualsiasi altro argomento di cui nulla so e mai discorro.

Non si tratta, quindi, di una incompatibilità caratteriale o stilistica, ma della mancanza di temi che ci avvicinano. Il risultato è che, come io non seguo questo persone, loro non seguono me. Quindi perché rimanere in contatto?

E sì, so già che alcuni di voi penseranno: “Ma è bello confontarsi con chi vive contesti e si interessa a cose totalmente diverse dalle proprie! È un’occasione per imparare!”. Sono d’accordo con chi sostiene questa tesi, ma, sinceramente, se uno pubblica un nuovo studio sulle unghie incarnite, a me che mi occupo di Digital Marketing non me ne importa niente. E credo sia del tutto normale, o quantomeno comprensibile.

Il gioco vale la candela (?)

Prima di salutarci, segnatevi queste 3 cose:

  • eliminando un collegamento di LinkedIn, si perde tutto ciò che ci legava a lui, come le segnalazioni e le conferme alle competenze;
  • esistono numerosi software che permettono di “fare cose” su LinkedIn in modo automatico, compreso l’inviare richieste di collegamento. Dunque, se nella vostra lista trovate dei collegamenti strani, molto probabilmente è perché siete stati aggiunti o seguiti da un software;
  • così come su Facebook, anche su LinkedIn vale la regola del “pochi, ma buoni”. Indi per cui, più il proprio seguito è selezionato, più i post che pubblicherete avranno la possibilità di generare interazione, la quale porterà a rendervi visibili agli occhi di chi potrebbe essere interessato al vostro profilo.

Ora che siete a conoscenza di tutto questo, non vi rimane che fare la vostra scelta: portarsi appresso tutto il carrozzone o effettuare una sana pulizia?

Simone Bennati

43 anni portati splendidamente. Romano de Roma. Ex Grafico e Web Designer, oggi Social Media Manager e Copywriter per aziende e professionisti. Birretta? 🍺

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